«Forte e generoso Era mio fratello»

31 Gennaio 2017

Lettera di Alessandro Di Michelangelo al fratello Domenico Dal Comune di Osimo parte la raccolta fondi per Samuel

CHIETI. «Pensate prima a tirare fuori gli altri, poi penserete a me». Questo avrebbe detto Domenico Di Michelangelo, detto Dino, l’agente di polizia morto assieme alla moglie e ad altre 27 persone nel crollo dell’hotel Rigopiano, ai soccorritori che tentavano di salvare quante più vite possibile. Ne è convinto il fratello Alessandro Di Michelangelo, che durante quelle notti interminabili di attesa ha scritto una lettera al fratello, intrappolato tra le macerie dell’hotel. «Parole scritte di mio pugno», dice Alessandro «per far conoscere chi erano Dino e Marina, mio fratello minore e mia cognata. Dino e Marina sono stati due ragazzi che hanno da sempre, fino all’ultimo, rappresentato il vero significato ed il valore della parola “famiglia”, una vera famiglia secondo i principi della nostra religione cattolica e dei comandamenti. Uniti da sempre nella gioia e nel dolore rispettando in pieno quella promessa che si fecero dinanzi a Dio proprio in questa chiesa nel 2008». I due ragazzi, prosegue Alessandro, «hanno costruito il loro avvenire con sacrifici, abnegazione, forza e coraggio, e soprattutto con amore, fino all’ultimo giorno della loro vita. Non hanno mai chiesto nulla a nessuno, tutto ciò che hanno realizzato lo hanno fatto da soli e con tutte le loro forze da grandi lavoratori che erano. Volevo dire una cosa a Marina, che le ho sempre voluto bene come un fratello maggiore nonché un cognato... E dire solo una parola: grazie! Grazie per essere stata accanto al mio amato fratellino per tutta la vita come una sposa fedele e premurosa, e soprattutto di averlo seguito ovunque nella sua vita lavorativa. Solo con l’amore nel cuore Marina ha potuto fare ciò che ha fatto, sappiatelo tutti. A mio fratello dico solo una cosa: anche se lontani, non ti ho mai abbandonato, ti ho sempre seguito, protetto, consigliato e soprattutto portato per mano, come quando da piccoli andavamo insieme da casa in via d’Aragona al Sacro Cuore». Struggenti le parole che seguono: «Avrei voluto proteggerti anche quella maledetta sera, Dio solo sa quanto lo avrei voluto. Avrei scavato da solo a mani nude tra la neve pur di ritrovarvi e salvarvi. Ma non ho potuto. Ora però sappiate che ho un compito, continuare ad onorare il vostro ricordo e la vostra figura dinnanzi a quel meraviglioso fiore che avete lasciato sulla nostra terra, Samuel, un dono di Dio. Eri una gran bella persona, mi continuano a ripetere i tuoi amici ed i tuoi colleghi di ogni posto dove hai prestato servizio. Per me eri e sei un ragazzo dal cuore d’oro, pronto sempre a sacrificarti per il prossimo. E lo hai dimostrato fino all’ultimo, sei stato l’ultimo ad essere estratto da quella gabbia maledetta, come se avessi voluto dire al mondo, pensate prima a salvare e tirare fuori gli altri, poi penserete a me. Non avrei mai pensato di separarmi da te fratellino mio, ma sono sicuro che un giorno ci ritroveremo insieme e mi ringrazierai tu questa volta. Ora voglio solo dire una ultima cosa: grazie a tutti coloro che ci sono stati vicino da quella maledetta sera fino ad oggi e sicuramente anche dopo. Ma un grazie particolare e immerso va all’altra mia famiglia, la famiglia della Polizia che non ci ha mai abbandonato, ai miei colleghi, ai colleghi di Dino e a tutti coloro che si sono stretti accanto a me, ai miei familiari, facendo scudo contro ogni paura e angoscia, adottando con affetto anche la famiglia di Marina per non farla sentire mai sola e disorientata. Grazie amici miei, ancora più orgoglioso di appartenere alla nostra famiglia. Per sempre tuo fratello, per sempre tuo cognato». Anche il Comune di Osimo ha voluto dare un segno tangibile di affetto e vicinanza, promuovendo una raccolta fondi per il piccolo Samuel.

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