Forte e il dono per il sacerdozio: un quadro con le foto dei preti

CHIETI. Oltre centro sacerdoti da tutta la diocesi di Chieti-Vasto, più di 50 cori riuniti con oltre 200 cantori, 9 vescovi. Sono alcuni dei numeri che hanno caratterizzato ieri pomeriggio la...
CHIETI. Oltre centro sacerdoti da tutta la diocesi di Chieti-Vasto, più di 50 cori riuniti con oltre 200 cantori, 9 vescovi. Sono alcuni dei numeri che hanno caratterizzato ieri pomeriggio la cerimonia nella cattedrale di San Giustino, per i 50 anni di sacerdozio di monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. Il “suo” clero gli ha donato un quadro con una foto scattata nel corso della messa crismale di Giovedì santo con tutti i preti della diocesi che ha guidato e seguito in tutti questi anni.
«La Chiesa», ha detto l’arcivescovo nell’omelia, «è e resta un popolo in cammino, pellegrino verso la patria del cielo: perciò la sogno impegnata nella sua continua purificazione e nel suo rinnovamento, solidale con il povero e con l’oppresso, vigile, sovversiva e critica verso tutte le realizzazioni miopi possibili in questo mondo. È la Chiesa che amo e ho cercato di servire su questa strada, come quando mi fu chiesto di presiedere alla redazione del documento “Memoria e riconciliazione”, voluto da San Giovanni Paolo II al fine di motivare e incoraggiare la richiesta di perdono per le colpe compiute dai figli della Chiesa nel tempo. Sogno una Chiesa della carità, testimone della speranza che non delude, libera e generosa nel servizio alla giustizia per tutti, nel dialogo con tutti e nella promozione della pace fra gli uomini. Sono convinto», ha sottolineato Forte, «che l’amicizia con Gesù esiga l’amicizia con gli altri e la condivisione dei propri beni. Mi chiedo se è stato sempre così per me, colmato di tanti doni a cominciare da quello della mia famiglia, dei tanti amici e compagni di strada, fino a quello del popolo che mi è stato affidato, chiamati a vivere in un tempo segnato da tante sfide, novità e anche conflitti: sono stato attento alle attese e alle difficoltà altrui, per venire incontro ad esse con quanto il Signore mi ha dato, tanto sul piano dei beni spirituali, quanto su quello dei beni materiali? La risposta a questa domanda sta nel cuore di Dio, cui mi affido e in cui confido, fiducioso nel Suo giudizio di Padre misericordioso e fedele. A questo giudizio mi avvicino sempre di più, con la crescente consapevolezza del bisogno che ho di conversione e di riparazione per tutte le volte che non ho corrisposto o ho corrisposto troppo poco all’amore che ha riempito la mia vita. Ringrazio dal profondo del cuore», ha concluso, «il Signore per questi cinquanta anni di sacerdozio, per tutti quanti mi sono stati affidati e che ho potuto raggiungere con la parola, gli scritti e la vita. Per tutti prego e a tutti chiedo di pregare per me, affidandomi al Signore attraverso l’intercessione di Maria, Madre che ho profondamente e teneramente amato, a cui mi ha legato ogni giorno la preghiera dei misteri del rosario e che so pronta a venirmi incontro, soccorrendomi specialmente in quella che sarà la mia ultima ora». (r.o.)
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