Forum dell’acqua: «Dai rifiuti si produrranno altri scarti»

LANCIANO. «Da anni l’Unione Europea ha deciso di uscire dall’incenerimento perché in contrasto con le strategie di abbattimento delle emissioni di gas come l’anidride carbonica, che viene emessa in...
LANCIANO. «Da anni l’Unione Europea ha deciso di uscire dall’incenerimento perché in contrasto con le strategie di abbattimento delle emissioni di gas come l’anidride carbonica, che viene emessa in gran quantità da questi impianti e che contribuisce ad alterare il clima».
Il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua esprime i suoi dubbi sull’impianto per la produzione di energia elettrica da 26 megawatt, propostodalla società Camillo Marcantonio sas e che dovrebbe sorgere tra i comuni di Lanciano e Sant’Eusanio del Sangro. È stata l’associazione Nuovo Senso Civico a segnalare il nuovo progetto che interesserà l’area frentana, e che ha già destato l’allarme di amministrazioni locali e associazioni.
A destare i timori maggiori è il fatto che l’energia verrebbe ricavata da combustibili alternativi, in questo caso partendo dalla “frazione dei rifiuti secca e non ulteriormente riciclabile”, così come recita la sintesi del progetto presentata in Regione lo scorso 26 agosto.
«L’impianto», sostiene il Forum dell’acqua in una nota, «userebbe combustibile solido secondario proveniente dal trattamento dei rifiuti, sia attraverso l’acquisto sul mercato sia producendolo esso stesso, acquisendo e trattando in loco materiali plastici, come il Plasmix e altre plastiche. Durante questo processo, secondo il progetto, potrebbero formarsi polveri e altri emissioni da raccogliere e trattare con cappe e filtri a maniche».
«Poi questo materiale», prosegue l’associazione ambientalista, «sarebbe introdotto in una camera di pirolisi, in questo caso senza emissioni, per la formazione di tre prodotti: il syngas, gas, e pari, secondo ai dati forniti dall’azienda, al 78% della massa originaria dei rifiuti; il synoil, liquido, e il char, solido. Il syngas verrebbe bruciato in una caldaia per la produzione di energia elettrica con turbina a vapore. Invece le altre due componenti, pari a quasi un quarto della massa in entrata (calcolato in circa 8mila tonnellate l’anno, ndc), resterebbero a loro volta come rifiuti da smaltire nuovamente in discarica o da bruciare in cementifici, con relative emissioni».
«Ma l’impianto non si propone come via per abbandonare le discariche?», sottolinea il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, «questa è l’ennesima prova che l’ideologia “inceneritorista” non funziona, perché nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. In questo caso da rifiuti otteniamo altri rifiuti, tante emissioni e poca energia. Il rendimento elettrico della caldaia, infatti, è del 27%». (d.d.l.)
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