Forza Italia lancia le primarie di Febbo

Centrodestra: l’incontro con Buracchio e la riunione segreta (o quasi) al Grande Albergo. Di Sfefano dà la scossa a Di Primio
CHIETI. Ore 11,30 di ieri, piazza Valignani. Andrea Buracchio sembra l’ispettore Clouseau, quello della Pantera rosa. Arriva con passo felpato e aria circospetta. Bavero del cappotto alzato e cellulare attaccato all’orecchio giusto sotto il balcone al primo piano dove Fabrizio Di Stefano fa capolino, guarda in basso e risponde al telefonino. L’ex sindaco e leader dell’Udc si guarda intorno. E forse pensa che nessuno lo veda mentre s’infila in quel portone.
Da questo momento parte il primo atto dell’operazione-Di Stefano. Ovvero mettere Umberto Di Primio sulla graticola, come farebbe un buon cuoco di Villa Santa Maria con una bistecca di vitello (scartiamo il maiale). Alle 18 in punto quindi si consuma il secondo atto.
Siamo nella hall del Grande Albergo Abruzzo: cento posti su centodieci occupati. Il popolo teatino di Forza Italia attende l’arrivo di Di Stefano e Mauro Febbo che stanno per dar fuoco ai carboni del barbecue. In sala ci sono tutti, o quasi, i fedelissimi. Si fa prima a dire chi è assente, come l’assessore Emilia De Matteo. Gli altri della giunta sono in prima fila, nelle retrovie scorgi i consiglieri. Riconosci Marco D’Ingiullo, Stefano Rispoli, Valerio Visini, Mario Colantonio, Emiliano Vitale... Qualcuno di loro è lì solo per ascoltare e riferire al sindaco. Ma la gente c’è, e per Di Stefano è un test riuscito. Quindi alle 19 può sferrare l’attacco al sindaco dell’Ncd cioè lanciare ufficialmente Febbo per le primarie del centrodestra. Mentre il popolo forzista dei fedelissimi sembra annuire anche se l’applauso fragoroso delle grandi occasioni non parte. Ma il fuoco sotto la graticola cresce quando Di Primio viene accusato di non ascoltare la gente prima di prendere decisioni importanti (vedi il dietrofront strategico di ieri sull’isola pedonale) e soprattutto di non riuscire a riportare l’unità.
Così gli tocca passare sotto le forche caudine delle primarie. Assodato questo punto che terrà Di Primio sulle spine passiamo al centrosinistra che per Di Stefano: «E’ una carta fatta. Ha candidati deboli, è in difficoltà perché non ha trovato nomi della società civile». E l’applauso questa volta parte.(l.c.)
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