Frana la collina, si allarga la zona a rischio

Dopo lo sgombero di un palazzo e le crepe su altri 6 edifici, il Comune avvia un’indagine: «Criticità su un intero versante»
CHIETI. «È emersa la necessità di monitorare l’intero versante di via Fonte Vecchia, via Olivieri fino a via Arenazze, compreso il cavalcavia di via Gran Sasso». A mettere per iscritto l’esistenza della frana della collina, con un palazzo di 9 piani già sgomberato e crepe spuntate su almeno altri 6 edifici, è il Comune. Dopo le richieste dei residenti, l’amministrazione Di Primio ammette che è indispensabile uno «studio di vulnerabilità idrogeologica»: sarà il geologo Fabio Colantonio a studiare il movimento che interessa «l’intero versante» del condominio Trinchese, ormai in pendenza e senza più inquilini, e degli altri palazzi.
RISCHIO REALE. La determina di affidamento dell’incarico rivela l’esistenza di un rischio reale e parla dell’«accentuarsi della criticità statica dell’immobile (allo stato dichiarato inagibile) correlato al fenomeno di instabilità dell’intero versante». Secondo il Comune, la collina frana «anche a seguito» dei terremoti avvenuti dal 2009 e delle «nevicate eccezionali» del 2017.
«VARI FABBRICATI». Il palazzo di via Don Minzoni – l’ordinanza di demolizione porta la data del 31 dicembre 2018 – è ormai vuoto mentre, in via Fonte Vecchia, CI sono altri 6 i fabbricati che devono fare i conti con le crepe: «Cedimenti localizzati di vari fabbricati», così dice il documento del Comune che cita anche una relazione sul palazzo sgomberato curata dall’architetto Gabriele Fratini Serafide in cui si parla di «un imminente pregiudizio per l’incolumità pubblica sia delle strade sia dei fabbricati limitrofi al condominio Trinchese». E alla base della collina che, secondo i rilievi dei tecnici chiamati dai residenti dei palazzi della zona, scivola lentamente verso valle c’è il viadotto di via Gran Sasso con gli ingressi deformati.
VIADOTTO A RISCHIO. Il 31 agosto 2018, a distanza di due settimane dalla tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova, l’amministrazione Di Primio ha inserito il cavalcavia tra le strutture cittadine a rischio citandolo in un rapporto mandato al ministero delle Infrastrutture: il Comune ha chiesto fondi per la manutenzione straordinaria (670mila euro) ma, da Roma, finora, non è arrivato neanche un centesimo. «Il viadotto», così recita la relazione, «presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guardrail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio».
ALLARME NEL 2017. Ma il primo allarme degli abitanti della collina è ancora più vecchio ed è racchiuso in una lettera del 30 aprile 2017: in una pagina si denuncia «la precaria situazione di stabilità del versante collinare rivolto a nord ovest». Un allarme ignorato per oltre due anni. In quella lettera, firmata dall’ingegnere Giuseppe Matricardi, inviata al Comune e intitolata «cenni sulla stabilità precaria del versante via Arenazze - Fonte Vecchia - Gran Sasso», si dice: «Il fenomeno lamentato ha visto coinvolti svariati edifici condominiali che hanno richiesto urgenti interventi di consolidamento delle fondazioni». Quei lavori pagati dai residenti, però, non sono bastati a frenare il dissesto in corso: «Torna utile evidenziare che il versante collinare presenta un’ampia fascia interessata da fenomeni di scivolamento che hanno danneggiato le opere».

