Frana, tempi incerti per i lavori «Io, fuori di casa già da due anni»

I cittadini continuano a essere evacuati: «Non abbiamo ricevuto ristori, ora viviamo in periferia» Il funzionario comunale: «È un progetto d’urgenza, ci sono variabili che non possiamo controllare»
CHIETI. Per le quattro famiglie evacuate in via Arenazze a causa dello smottamento del terreno, l’assenza da casa potrebbe essere più lunga del previsto. Martedì il sindaco Diego Ferrara ha firmato l’ordinanza che chiede ai residenti dei civici 73, 89 e 91 di lasciare le abitazioni «al fine di tutelare l’incolumità degli occupanti e fino al ripristino delle condizioni generali di sicurezza». Ma dagli uffici comunali trapelano incertezze e dubbi sulle tempistiche dei lavori.
LE INCERTEZZEGli interventi nella parte a valle della strada sono già partiti: gli operai stanno procedendo con il decespugliamento e l’abbattimento di alberi divelti sul fronte franoso; si passerà poi al posizionamento di blocchi di sostegno e alla realizzazione di un sistema di drenaggio e regimentazione delle acque. Una procedura di somma urgenza che «nel giro di un mese», hanno assicurato gli amministratori, potrebbe assicurare il ritorno a casa delle famiglie. Ma, già dopo alcuni giorni di lavoro, sembrano emergere delle variabili che potrebbero intralciare il percorso. «Ci sono incertezze», dice il funzionario comunale Tommaso Colella, responsabile del procedimento per la richiesta dello stato di emergenza e della riclassificazione delle aree, «c’è il rischio che possa diventare qualcosa di più ampio». Da parte del Comune c’è buona volontà a semplificare tutte le procedure per il rientro delle famiglie, ma è la natura a poter mettere i bastoni tra le ruote. «Ci sono variabili, come le caratteristiche del terreno, che potrebbero allungare i tempi», continua Colella, «ci stiamo muovendo in modo da risolvere il problema in pochi giorni, ma non c’è la certezza. Quella che si è verificata è classificata come una micro frana ed è localizzata. La questione si svilupperà giorno per giorno: il nostro obiettivo è fermare la frana e regimentare le acque».
PROGETTO D’URGENZAI lavori sono stati pianificati in poco tempo. «È una procedura d’emergenza», prosegue il funzionario, «e provvisoria alla messa in sicurezza della zona e per tamponare lo stato di rischio elevato, altrimenti la frana si porta dietro tutte le abitazioni. Poi ci sarà un progetto di consolidamento che è di più ampia scala e avrà una sua programmazione e finanziamenti che richiedono altri tempi».
CITTADINI SENZA RISTORO Le quattro famiglie hanno trovato una sistemazione temporanea da amici, parenti e in bed and breakfast della città. Una situazione non nuova per Marcello Consorte che due anni e mezzo fa abitava al civico 3 di via Fontevecchia, una traversa di via Arenazze. «Ho lasciato spontaneamente casa per lo smottamento che stava provocando seri danni alla palazzina», racconta Consorte, «era tutta lesionata e, anche qualche giorno fa, la protezione civile ha confermato l’inagibilità della struttura». Crepe e infiltrazioni d’acqua visibili a occhio nudo non rendevano più sicura l’abitazione. «Si erano abbassati i solai», ricorda Consorte, «c’erano crepe sui pilastri e muri portati, lesioni al garage, porte che non si chiudevano più e lesioni anche al pavimento». È per questo che la famiglia Consorte ha deciso di trovare un’altra sistemazione. «Ora sono in affitto», continua il cittadino, «quando abbiamo lasciato casa è stato un disagio in primis economico. Poi ci siamo dovuti riadattare a una nuova zona, quella della periferia. Avevano scelto di acquistare casa in centro perché era comoda per lavoro e non dovevamo prendere la macchina. Il Comune non ci ha detto nulla dopo il trasloco e non si è interessato neppure per darci un ristoro».
IL COMITATONel quartiere flagellato dal dissesto idrogeologico sono diverse le famiglie evacuate: lo scorso maggio anche nella zona di Santa Maria i condomini Orizzonte e Spes et fides di via Gran Sasso sono stati sgomberati per il rischio frana. Per dare forza e voce alle famiglie evacuate si è costituito un comitato di cittadini. «La nostra finalità», spiega Ettore D’Orazio, portavoce del comitato Santa Maria, «è dare supporto alle famiglie evacuate. La collina ha una serie di problemi: il dissesto è collegato anche a una cattiva regimazione delle acque sotterranee. Di certo, non stiamo tranquilli in questa zona, ma c’è il monitoraggio della protezione civile che ci tutela e ci avverte».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

