Frane, allarme dei cittadini «Qui 100 case sgomberate»

4 Marzo 2024

De Iulis del comitato Santa Maria: «Stiamo svendendo i nostri appartamenti» I residenti: delocalizzazione dei palazzi e abbassamento del valore catastale

CHIETI. Abbassare il valore catastale dell’immobile e delocalizzare. Sono queste le richieste degli inquilini dei palazzi posizionati in quello che ormai si può chiamare “il triangolo della frana”, un’area a rischio smottamento che a monte vede le due strade parallele via Don Minzoni e via Fonte Vecchia, a valle viale Gran Sasso e lateralmente via Arenazze. «Cento appartamenti saranno completamente vuoti per fine giugno», è l’allarme dei residenti che in quei palazzi hanno vissuto per anni, dormendo ogni notte nella zona che il Consiglio dei ministri ha catalogato come “zona rossa”.
I CENTO APPARTAMENTIÈ di appena qualche giorno fa l’ultimo sopralluogo di Comune e Genio civile al civico 22 del palazzo Bella Dormiente, in via don Minzoni. Con tutta probabilità verrà sgomberato prima dell’estate. Sono quindi altri 26 appartamenti che si sommano a quelli del Miravalle A e B dove ci sono circa 15 appartamenti ciascuno; 19 allo Smeraldo. E poi si aggiungono la trentina di appartamenti di via Arenazze, sgomberati prima dello scorso Natale. Tirando le somme, «gli appartamenti che rimarranno vuoti sono circa cento», dice Evandro De Iulis del condominio Smeraldo e membro del comitato cittadino “Santa Maria” che anni fa si è costituito proprio per sostenere la causa. «Entro giugno la zona sarà priva di appartamenti», continua, «è per questo che chiediamo al sindaco di semplificare l'iter». Ma l’iter per cosa? Delocalizzazione e abbassamento degli estimi catastali, sono queste le richieste dei cittadini. «Chiediamo di abbassare i valori catastali», spiega De Iulis, «in questa zona il prezzo degli appartamenti è sceso moltissimo. Abbiamo venduto le case al prezzo di una macchina, a poco più di 15mila euro». Poi la delocalizzazione. «Qui bisogna ricostruire un quartiere intero, non un palazzo», prosegue, «serve individuare un nuovo terreno per ricostruire ex novo».
LA TERRA CHE FRANAEra dicembre del 2017 quando il Comune di Chieti firmò la prima ordinanza di sgombero per il palazzo pendente in via don Minzoni: presentava un fuori-piombo che lo faceva pendere pericolosamente in avanti. Da allora, il numero degli appartamenti sgomberati sul Colle di Chieti è continuato a salire di mese in mese, di pari passo con le ordinanze dei sindaci di ogni colore politico che «per tutela della pubblica incolumità» dei cittadini hanno firmato i provvedimenti per lo sgombero immediato delle palazzine. L’ultimo è al civico 31 di palazzo Smeraldo, in via don Minzoni. Qui, «la presenza di diffuse lesioni medio-gravi particolarmente evidenti sulle tamponature», ha portato il sindaco Diego Ferrara a ordinare lo sgombero, «sono presenti pericoli localizzati di distacco intonaci e rischio crollo tramezzature. Si segnala, inoltre, la perdita di orizzontalità, causa il malfunzionamento di alcuni infissi. Inoltre i garage non sono più utilizzabili a causa del rischio esterno indotto da altri edifici posti nelle vicinanze a rischio crollo». Ma il dissesto idrogeologico non lascia scampo neppure alle scuole: in città le porte d’ingresso dei plessi delle Corradi e le Vicentini-Della Porta sono transennate e chiuse dal nastro rosso e bianco. Negli anni il Comune e un susseguirsi di dirigenti e ingegneri hanno presentato progetti, perizie e prove per tentare di fermare un terreno in continuo movimento. Ma la collina nord di Chieti continua a franare.
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