Frane sulla variante: altro scempio

13 Febbraio 2015

Smottamenti tra Fara e Corpi Santi. Febbo: «È sempre colpa della politica?» Tavani: «Io votai contro»

CIVITELLA MESSER RAIMONDO. Di chi è la responsabilità della frana sulla variante Fara San Martino-Civitella Messer Raimondo-Corpi Santi? Dei politici-amministratori che l’hanno voluta o dei tecnici che l’hanno progettata? Questo è il dibattito il giorno dopo l’ennesimo scempio che grava sulle strade del Chietino.

Il fuoco alle micce è stato dato dall’ex sindaco di Civitella Messer Raimondo, Paolo Di Guglielmo: «Ben dieci milioni di euro che la Provincia, guidata dapprima da Manfredi Pulsinelli, poi da Mauro Febbo, poi da Tommaso Coletti, ha voluto realizzare e che solo io come sindaco di Civitella Messer Raimondo e l’amico Antonio Tavani, allora sindaco di Fara San Martino e consigliere di minoranza della Provincia, con Antonio Tamburrino assessore provinciale, abbiamo cercato di fermare». All’epoca anche Palombaro si oppose.

L’ex sindaco di Civitella ha puntato il dito sia contro i politici sia contro i tecnici («Il politico può anche fare una scelta amministrativa sbagliata, ma i mega tecnici ingegneri incaricati di fare quest’opera avrebbero dovuto avere la deontologia di dire alla politica che, su un versante argilloso categoria R3 e R4 del Piano assetto idrogeologico della Regione Abruzzo, non è il caso di costruire una strada»).

La polemica è stata raccolta dal consigliere regionale Mauro Febbo (Fi): «Ma davvero è sempre colpa della politica?» si chiede l’ex presidente della Provincia che considera “pretestuose” le dichiarazioni di Di Guglielmo. «È bene ricordare», sostiene Febbo, «che il primo lotto dei lavori fu appaltato dall’allora presidente Pulsinelli; al momento del mio insediamento ho trovato il secondo lotto già finanziato e Di Guglielmo, che è stato un buon amministratore, può facilmente intuire che mai avrei potuto esimermi dal procedere avendo trovato già assunti provvedimenti di cui avrei risposto alla Corte dei Conti».

Nel 2002 ci fu una conferenza di servizi alla quale parteciparono, oltre a Mauro Febbo, i sindaci di Torricella Peligna, Fara San Martino, Casoli, Lama dei Peligni, Lettopalena, Civitella Messer Raimondo, Taranta Peligna, Palena, Colledimacine, Montenerodomo, Gessopalena, Pennadomo, Roccascalegna e i rappresentanti della Comunità montana Aventino-Medio Sangro. Tutti, tranne Palombaro e Fara San Martino, diedero parere favorevole.

«Quel giorno a Palena, io c’ero, come sindaco di Fara» scrive sulla sua pagina facebook Antonio Tavani. «E sentendo parlare di viabilità dell’Aventino e contemporaneamente del completamento della 652, distante anni luce a livello viabile dalla vita economica, sociale e sanitaria del nostro comprensorio, capii che stavamo perdendo una scommessa. E lo dissi, è a verbale. Poi, nel 2003, la nostra delibera di consiglio comunale votata all’unanimità, contro la Provincia di Chieti, allora a guida Mauro Febbo. Denunce e interventi», sottolinea Tavani, «anche da consigliere provinciale di minoranza, nel periodo dal 2004 al 2009».

Febbo parla anche del periodo successivo a quello della sua presidenza della Provincia: «Tra il 2009 e il 2014 si sono verificati altri pericolosi cedimenti sul tratto stradale provinciale, regolarmente segnalati, ma nessun tipo d’intervento è stato eseguito dall’assessorato ai lavori pubblici. Poi vorrei chiedere», conclude il consigliere regionale di Forza Italia, «ma davvero le responsabilità di certe criticità sono sempre riconducibili alle figure apicali degli enti? È possibile che non siano mai chiamati in causa i tecnici interni agli enti e soprattutto non c’è mai nessuna responsabilità dei professionisti che hanno progetto, diretto e collaudato l’opera?».

Matteo Del Nobile

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