Fratellini annegati, a processo i genitori e 2 dipendenti comunali

Il pm: «La mamma e il papà non hanno controllato i figli di 11 e 14 anni che stavano facendo il bagno» L’inchiesta tocca anche palazzo di città: «I cartelli in spiaggia posizionati male e non c’erano bagnini»
CHIETI. Ci sarà un processo per la morte dei fratellini cinesi risucchiati dalle onde nel mare di Ortona, dove stavano facendo il bagno a Ferragosto dell’anno scorso. A finire sotto accusa, per il reato di omicidio colposo, sono i i genitori dei due bambini di 11 e 14 anni, che non avrebbero «esercitato un controllo vigile», e due dipendenti del Comune di Ortona, responsabili – sempre secondo la procura – di alcune «omissioni» relative alla cartellonistica del tratto di spiaggia libera e all’assenza di bagnini. Ieri mattina il pm Giancarlo Ciani ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei quattro imputati perché, «anche con condotte differenti, ma concausanti il medesimo evento», avrebbero provocato il decesso di Zhen e Jiaheng Xu, per tutti Alessandro e Federico. Il giudice Luca De Ninis ha fissato la prima udienza al 13 maggio 2021.
LA TRAGEDIA Quella avvenuta nella zona della stazione di Tollo è stata una tragedia che ha colpito tutto l’Abruzzo. In particolare, la città di Montesilvano, dove la famiglia cinese vive da anni e gestisce un negozio in corso Umberto. Il 15 agosto del 2019 i coniugi Xu e i loro tre figli – il più piccolo è Lorenzo, all’epoca 4 anni – erano in spiaggia per trascorrere in un modo diverso il giorno di festa. Prima di pranzo, Alessandro e Federico sono entrati in acqua. Dopo un po’, hanno cominciato a chiedere aiuto perché il mare mosso li stava portando al largo. Il papà ha provato subito a soccorrerli e si è buttato in acqua per raggiungerli. Anche lui, però, è finito in balìa della corrente. I bagnini degli stabilimenti vicini sono intervenuti non appena è scattato l’allarme. Il genitore è stato salvato e portato a riva, ma per i fratellini non c’è stato niente da fare. «A un certo punto», ha raccontato una bagnante, «un’onda li ha scaraventati contro gli scogli». E proprio tra gli scogli, dopo un paio d’ore di ricerche, i sommozzatori di vigili del fuoco e carabinieri hanno recuperato i corpi, a tre metri di profondità, a poca distanza l’uno dall’altro.
I GENITORI Secondo il pm, i genitori, «titolari di una posizione di garanzia e controllo nei confronti dei due minori, nonostante le condizioni avverse del mare (mare mosso, vento teso e forte risacca nella zona delle scogliere)», non hanno impedito ai figli di tuffarsi. Non solo: avrebbero omesso di «esercitare un vigile controllo circa il loro posizionamento in acqua, tanto che i minori si allontanassero in mare, giungendo a ridosso delle scogliere, dove, a causa delle avverse condizioni», sono affogati.
GLI ALTRI IMPUTATI I due dipendenti comunali, rispettivamente dirigente di un settore e responsabile unico del procedimento relativo all’affidamento del «servizio di fornitura, posa in opera e manutenzione della cartellonista balenare per l’anno 2019», avrebbero violato l’ordinanza emessa dalla capitaneria di porto di Ortona e relativa alla stagione estiva. In particolare, sostiene sempre l’accusa, la cartellonistica non è stata «posizionata in modo corretto» con riferimento alla «distanza tra i vari ombrelloni» e alle «dimensioni della stessa» e con «riguardo alla mancanza di tutte le informazioni previste nell’ordinanza». I cartelloni, inoltre, «non erano visibili all’utenza che faceva accesso alla spiaggia dalla strada adiacente al ristorante Punto Verde», zona più prossima al punto in cui è avvenuta la tragedia. Non è finita qui, perché erano assenti in mare «boe o cartelli indicanti il limite delle acque sicure». Infine, i due dipendenti comunali avrebbero «omesso di attivare un servizio di salvamento neppure stipulando accordi con il limitrofo stabilimento balneare Cambusiere». Gli imputati, che respingono le accuse, sono difesi dagli avvocati Fabio Palermo, Italo Colaneri, Tommaso Marchese e Rocco Maria Alessi.
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