Fraticelli, poeta che parla di cose semplici alla gente

22 Marzo 2015

I personaggi della teatinità. Dall’eccezionale Zi Carminucce nella Rai di Tiboni alla Processione del Venerdì Santo e il Vangelo tradotto nel nostro dialetto

CHIETI. "Poeta della gente", si autodefinisce Raffaele Fraticelli, 91 anni compiuti, protagonista oggi della vetrina dedicata ai personaggi teatini che hanno arricchito la città. "Poeta delle piccole cose", dice ancora. Ed è vero: si occupa spesso di "piccole cose" , appartenenti alla quotidianità, agli affetti personali, ai ricordi, che però la sua straordinaria vena poetica riesce a trasformare in intensi momenti di emozione. Fraticelli ha la capacità, raccontando momenti di vita di tutti i giorni, filtrati dalla sua enorme sensibilità e dalla sua maestria nel governare il dialetto con cui si esprime, di arrivare direttamente al cuore e all'anima di chi ascolta.

«Artista degli umili, Poeta di Dio» lo ha definito l'arcivescovo di Chieti Bruno Forte e certo la sua opera ha esaltato la fede della gente abruzzese, con veri capolavori come la trasposizione in dialetto dei Vangeli e del miracolo di San Domenico che ammansisce il lupo a Pretoro. Citazione a parte merita la sua poesia sulla processione del Venerdì Santo a Chieti. E qui devo ricordare quel che avvennue quasi quarant’anni fa, ai tempi di Telemaiella, una delle prime Tv libere abruzzesi. Fraticelli accettò di buon grado il mio invito a recitare la sua poesia sul Venerdì santo mentre passava la processione. Così allestimmo, con i pochi mezzi allora esistenti, una postazione televisiva lungo via De Lollis: prese il microfono e cominciò a recitare mentre il mesto corteo del Cristo morto passava scendendo giù per la stretta via, sulle note dello struggente Miserere di Selecchy. Ricordo i primi versi di questa splendida poesia che Fraticelli recitò per la prima volta nel 1953, il 3 aprile, nel corso di una trasmissione della Rai dedicata alle celebrazioni pasquali: "Vinirdì sante:sta iurnata scure/ quanta ricurde fa vini a la mente,/ognune s'arevede criature/che vva de llàà dde qua mezz'a la ggente./ Chi sa pe' quanta tempe, quant'ancore/ stu jorne vè parlà dentr'a lu core"… Al termine della processione non ci fu bisogno di montare le riprese fatte, per l'abilità con cui Raffaele aveva recitato, adeguando i tempi al passaggio del corteo. La cassetta realizzata ebbe un grandissimo gradimento, al punto che nel tempo più volte è stata riproposta. Fraticelli fu eccezionale in quella occasione, facendo valere i suoi trascorsi radiofonici e quindi la capacità di governare i microfoni. Infatti nel 1956, recuperando il personaggio che aveva creato 12 anni prima durante la seconda guerra mondiale sul palcoscenico del Marrucino, fu protagonista di una serie di fortunate trasmissioni radiofoniche nel Giornale radio dell'Abruzzo e Molise, diretto allora da Edoardo Tiboni, con Zi Carminucce.

Aattraverso i microfoni della rai abruzzese, Fraticelli dispensava divertenti pillole di saggezza popolare. E’ davvero "voce di popolo" nel narrare virtù e vizi della sua gente. Ebbe grande successo. Come lo ha sempre avuto raccontando l'Abruzzo attraverso le sue tradizioni, i suoi riti, le sue leggende ed anche i suoi grandi personaggi, come D'Annunzio, con la traduzione in dialetto della "Figlia di Iorio". Altra grande opera il racconto del vangelo in dialetto, occasione in cui, come ha scritto Bruno Forte, «il suo canto si fa preghiera e il suo narrare diventa testimonianza che evoca la tenerezza dell'Eterno sperimentata nelle ore fugaci della paura e dell'attesa, della sofferenza e della gioia». Cosa che può riuscire solo ad una grande poeta, vanto di questa città.