Frenano commercio e artigianato «Effetto domino nel Vastese»

25 Gennaio 2020

Altri settori in crisi dopo il rallentamento dell’industria manifatturiera e di quella metalmeccanica Zerra (Cisl): è come un circolo vizioso, se il reddito delle famiglie cala è logico che le spese si riducano

VASTO. La crisi mette il freno all’occupazione. Se l’industria attraversa un momento estremamente delicato, non stanno certo meglio il commercio e l’agricoltura. Anche nel settore pubblico i posti di lavoro sono sempre meno. I dipendenti del Comune di Vasto sono calati di 80 unità. Perde colpi l’artigianato. Le associazioni di categoria confermano vendite in calo. L’edilizia è al palo: la crisi ha bloccato i costruttori. Le imprese mandano a casa i lavoratori. «È un circolo vizioso», dice Franco Zerra, segretario provinciale della Cisl. «I cittadini hanno meno disponibilità economica. Nel 2019 hanno chiuso tante piccole attività. Basti pensare alle camicerie della zona che davano lavoro a tante donne. Se il reddito delle famiglie cala è inevitabile che le spese vengano ridotte. Se diminuiscono i posti di lavoro si crea un inevitabile effetto domino», afferma Zerra.
COMMERCIO. La mancanza di lavoro è probabilmente una delle cause della crisi del commercio. Le festività natalizie, e l’avvio dei saldi, considerate cartine al tornasole per verificare l’andamento del settore, hanno confermato la disaffezione allo shopping. A Natale, si è registrato un calo di vendite rispetto allo scorso anno pari al 15%. L’avvio dei saldi ha attirato qualche compratore in più ma la tanto attesa ondata di acquisti non c’è. Su 60mila addetti distribuiti nelle 20mila attività della provincia di Chieti, è a rischio il 10% dei posti di lavoro. Non sta meglio la grande distribuzione. Diversi supermercati nel 2019 hanno ridotto il personale.
ARTIGIANATO. Artigiani e commercianti hanno partecipato a gennaio due manifestazioni a Roma contro la pressione fiscale. «Si è trattato di iniziative organizzate in maniera autonoma», spiega Daniela Rosica, rappresentante del gruppo Partite Iva, «al calo dei clienti si aggiunge la pressione fiscale che certo non aiuta la categoria», dice.
INDUSTRIA. L’agonia dell’industria rischia di arrivare a un punto di non ritorno. Il settore più sofferente è il manifatturiero ma non sta bene neppure il metalmeccanico.Fino ad oggi un gran numero di giovani era stato assorbito dalle grandi industrie di Piana Sant’Angelo, come Pilkington e Denso, e della Val di Sangro, come Honda e Sevel. Le grandi aziende per anni sono stati serbatoi occupazionali per tutto il comprensorio. Pilkington da due anni cerca di contenere gli esuberi e solo grazie a un altro anno di cassa integrazione è riuscita a non licenziare 55 dipendenti. La Sam ha smontato gli impianti ( il 30 gennaio c’è un nuovo incontro), alla Granito Forte e all’Archema ci sono state diverse giornate di cig. Anche i 31 lavoratori della Cbi (ventilatori industriali) hanno ricevuto la lettera di licenziamento. «È evidente che al Vastese va riconosciuto lo stato di crisi», ha più volte affermato Emilio Di Cola (Filtcem -Cgil).
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