Frode nel commercio, accuse a Sorrentino

Mozzagrogna. Il salumificio in tribunale per la Dop del prosciutto. Il difensore: «Non c’è reato»
LANCIANO. Il Consorzio del Prosciutto di Parma trascina a processo lo storico salumificio Sorrentino di Mozzagrogna. Di mezzo c’è una “questione di prosciutto”, la Denominazione di origine protetta (Dop) del prosciutto di Parma che sarebbe stata utilizzata non in modo corretto dal salumificio nella vendita di alcune confezioni di crudo all’estero. L’accusa verso la ditta frentana, rappresentata in giudizio dall’avvocato Augusto La Morgia, è di “frode nell’esercizio del commercio”; parte offesa, e ora parte civile, è il presidente del consiglio amministrazione e legale rappresentante del Consorzio del prosciutto di Parma, Vittorio Capanna, rappresentato dall’avvocato Alessandro Troilo. Secondo quanto riportato dal pubblico ministero Francesco Carusi sulla base di indagini condotte dai Nas nel 2017, Marino Sorrentino, 26 anni, amministratore unico del Salumificio Sorrentino, avrebbe commercializzato all'estero confezioni di crudo affettato con denominazione “Jambon tipo Parma” in violazione della normativa a tutela del Dop prosciutto di Parma e di conseguenza “consegnando beni di qualità differente a quello pattuito”. Avrebbe quindi venduto all’estero 861 confezioni di prosciutto “jambon tipo Parma” senza che fosse tale, secondo l’accusa. Fatto che sarebbe stato accertato dai Nas durante una visita ispettiva l’ 8 giugno 2017 e che si sarebbe protratto fino 4 dicembre dello stesso anno.
In seguito alle ispezioni sarebbe stato chiamato in causa il Consorzio che dal 1963 si occupa di gestione e salvaguardia delle regole produttive, politica economica del comparto, vigilanza e tutela delle disposizioni di legge e dei regolamenti, protezione del nome "Prosciutto di Parma" e del marchio (Corona ducale).
Durante l’udienza in cui si è aperto il dibattimento, il giudice Andrea Belli ha accolto la lista dei testi, anche le fatture relative alle confezioni vendute del prosciutto in questione consegnate dal pubblico ministero, e fissato l’udienza al 21 novembre. La difesa è pronta a smontare l’accusa, a «dimostrarne l’infondatezza anche grazie alle testimonianze che saranno rese in aula». Insomma non ci sarebbe stata alcuna frode, e ogni spiegazione emergerà a processo. (t.d.r.)
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