Frodi fiscali con le coop fantasma Sequestrati quadri, denaro e vini

Scoperto il sistema per evitare il pagamento delle imposte: quantificati oltre 700mila euro di debiti Le fiamme gialle denunciano due teatini e un pescarese per bancarotta fraudolenta e false fatture
CHIETI. Cooperative sociali del settore dei medicinali intestate a prestanome e formalmente senza scopo di lucro, create ad hoc per fatturare operazioni inesistenti e alimentare un sistema di frode finalizzato a distrarre i proventi, dissimulare il progressivo indebitamento nei confronti di creditori ed evitare il pagamento delle imposte allo Stato. Il “sistema” è stato scoperto dai militari del comando provinciale della Guardia di finanza di Chieti, guidati dal colonnello Michele Iadarola, con il coordinamento della Procura della Repubblica teatina. Le fiamme gialle hanno quantificato un debito ingente nei confronti del fisco di oltre 700 mila euro e hanno fatto scattare tre denunce.
Nel mirino della Finanza è finito un «sodalizio criminale» formato da due teatini e un pescarese: rispettivamente un lavoratore autonomo, considerato la “mente” dell’intera operazione; un professionista che si occupava di svolgere materialmente gli artifici commerciali fraudolenti, il “braccio”; e, infine, una “testa di legno”, ossia un prestanome messo a capo delle due cooperative e di un’associazione. I tre sono accusati, a vario titolo, dei reati di bancarotta fraudolenta e documentale, false fatture e frode all’erario. Al termine delle indagini, su richiesta del pubblico ministero, i finanzieri hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo disposto dal giudice che ha portato al blocco dei conti correnti e delle polizze assicurative, per un importo pari a circa 300mila euro, unito al sequestro di 82 quadri di valore e 34 bottiglie di vino pregiato. I beni, acquistati su un portale di un noto sito di aste online, sono tutti da periziare fino alla concorrenza del debito erariale maturato.
Secondo l’accusa, alla base vi è un «utilizzo distorto della forma giuridica della cooperativa, volutamente replicato per anni, così da alimentare un sistema di frode finalizzato a distrarre i proventi e dissimulare il progressivo indebitamento nei confronti di creditori, ma anche a sottrarsi in maniera fraudolenta al pagamento delle imposte». Nell’inchiesta sono finite, in particolare, due cooperative e un’associazione ormai «decotte», ossia in una condizione di insolvenza irreversibile, tale da non riuscire ad assolvere regolarmente le proprie obbligazioni, che sono state svuotate di ogni bene prima che creditori ed erario potessero avanzare pretese o chiederne il fallimento. Gli indagati, sempre secondo la ricostruzione dei finanzieri, hanno occultato la documentazione contabile, in modo da non poter ricostruire il patrimonio dei tre enti e il loro giro d’affari. I militari, inoltre, hanno scoperto che il principale indagato per anni, con la complicità del professionista, ha «preordinato la creazione di operazioni commerciali di fatto oggettivamente inesistenti, generando un’esposizione debitoria sempre crescente nei confronti dello Stato e degli enti previdenziali». «Tra le operazioni messe in atto con il denaro drenato alle cooperative», spiega il colonnello Iadarola, «figurano investimenti in beni rifugio quali vini di pregio, monete e quadri di considerevole valore acquistati su un sito di aste sul web».
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