Frustate e minacce alla figlia Assolta la mamma adottiva

3 Maggio 2019

LANCIANO. Erano a processo l’una contro l’altra, madre e figlia. A trascinare una donna di 59 anni in tribunale era stata, tre anni fa, la figlia adottiva 25enne che la accusava di maltrattamenti e...

LANCIANO. Erano a processo l’una contro l’altra, madre e figlia. A trascinare una donna di 59 anni in tribunale era stata, tre anni fa, la figlia adottiva 25enne che la accusava di maltrattamenti e lesioni, umiliazioni e persino frustate. Ma il giudice Andrea Belli, dopo due perizie psicologiche, ha assolto la donna, Angelica C., assistita dall’avvocato Massimo Biscardi, con formula del fatto non sussiste.
Si è chiusa una vicenda che ha visto intrecciarsi i delicati equilibri di una famiglia, il rapporto tra madre e figlia, il tema delle adozioni e dell’educazione più o meno rigida che si dà ai propri figli. A denunciare quella che sarebbe stata una vita di inferno tra le mura domestiche era stata la ragazza che parlava di botte e umiliazioni da parte della madre avvenuti tra il 2007 e l’ottobre 2013. Come riportato in aula, la madre si sarebbe rivolta così alla figlia: «Sei stupida», «Non vali niente», «Non sei nessuno» e «non avrai nessuno che ti si prende». E l’avrebbe costretta a faticosi lavori domestici o nell’orto dicendo: «Qua non si fa nulla gratis», «I miei doveri sono solo quelli di vestirti, darti da mangiare e mandarti a scuola». L’avrebbe presa anche a schiaffi, calci e pugni, persino a frustate con un frustino da cavallerizza procurandole lesioni. Un incubo.
Ma, nel corso delle udienze, il giudice ha rilevato alcune discordanze nel racconto della giovane e ha nominato due periti per valutare l’attendibilità della ragazza. E dalle perizie è emerso che la figlia «ha idee persecutorie che ne minano la credibilità e non presenta alcun sintomo che possa far pensare a maltrattamenti subiti». In aula, anche il padre ha parlato di un rapporto difficile tra madre e figlia e ha raccontato che la moglie era rigida ma mai violenta verso la figlia ribelle.
«La sentenza di assoluzione», commenta l’avvocato Biscardi, «chiude un’incresciosa vicenda che ha coinvolto ingiustamente la mia assistita. Il processo ha dimostrato che non c’è stato alcun maltrattamento e la mia cliente, tacciata di un crimine odioso nonostante si fosse resa autrice di un grande gesto di amore adottando una bambina e il suo fratellino, ora può riprendersi la sua vita e aiutare la figlia in un lento percorso di recupero della serenità familiare».