Fusione della Asl? Il centrodestra insorge

Di Primio, Di Stefano e Febbo si scagliano contro D’Alfonso: disegno criminoso per cancellare Chieti
CHIETI. La volontà di accorpare la Asl di Chieti con quella di Pescara attribuita al presidente della Regione Luciano D’Alfonzo manda in fibrillazione i big del centrodestra. Il sindaco Umberto Di Primio (Nuovo centrodestra), il consigliere regionale, Mauro Febbo e il deputato, Fabrizio Di Stefano, entrambi di Forza Italia, parlano di «disegno criminoso che ha lo scopo di cancellare Chieti».
Il primo cittadino si spinge oltre e minaccia «azioni eclatanti se non arriveranno motivi ufficiali tesi a smentire questo scellerato proposito». «Ora» rincara la dose Di Primio «con l'attacco alla Asl di Chieti, non vi è più alcun dubbio. I nemici della città in Regione si chiamano D'Alfonso e Silvio Paolucci (assessore alla sanità) e a Chieti sono schierati tutti con il centrosinistra. Soprattutto con il Pd che si preoccupa di candidare i medici, ma non di risolvere quello che non funziona a causa loro. La Asl unica, dopo il progetto dell'ospedale metropolitano a Sambuceto» puntualizza «è una dichiarazione di guerra a Chieti, ai suoi cittadini ed in particolare a tutti gli addetti della sanità pubblica teatina, trattati come merce di scambio da chi ha a cuore solo strategie di potere per occupare i territori». Di Fabrizio se la prende con il «silenzio colpervole» della sinistra teatina: «Non si tratta di una questione di opposizione politica, ma di contrasto ad un progetto che rappresenterebbe un danno incommensurabile all'intero sistema sanitario oltre che ai servizi economici della Regione Abruzzo». Febbo, che è anche presidente della commissione di vigilanza, spara a zero su Paolo Menduni, indicato da D’Alfonso come commissario della nascente Asl: «È figlio della Prima Repubblica, conosciuto grazie ai suoi incarichi nella Asl come consulente delle cliniche private. Ed è tra gli artefici della pessima gestione della sanità abruzzese e di un debito da 4 miliardi di euro».

