Gabriele, barbiere poeta a 82 anni

14 Marzo 2018

Chieti, Di Meo rifila barbe e scrive versi: «Ogni componimento mi riporta a Dio»

CHIETI. Gabriele Di Meo, barbe, capelli e poesie. Ne ha scritte 1.200 contenute in un libro che ha appena fatto ristampare, dopo la prima edizione. Un grosso volume che mostra orgoglioso, appena varcata la soglia del suo salone di barbiere, in via Madonna degli Angeli. Ha 82 anni, nella bottega ha tre clienti da servire, sul primo ha appena finito l’opera, gli altri due sono in attesa del loro turno. Già, perché è ancora armato di pennello, schiuma da barba, forbici e pettine, come da quando aveva 20 anni ed è entrato in questo stesso negozio per imparare il mestiere e lavorare. Chiede ai suoi clienti un momento di pausa, per raccontarmi la sua bella storia di artigiano che nello scrivere versi ha trovato la strada per esprimere se stesso e la spiritualità, la chiama proprio così, che ha dentro: «Sono profondamente cattolico», dice, «e ogni poesia che scrivo mi riporta a Dio, alla sua grandezza, alla fede, all’amore che si può e si deve dare nella vita che ognuno è chiamato a vivere». Lo dice con sguardo ispirato, un po’ preso dalla commozione di dover parlare di cose a cui, in tutta evidenza, tiene tantissimo. Mostra ancora il suo libro. «Qui dentro ci sono io, con tutta la mia vita». A guidarlo sulla strada della poesia la sua estrema sensibilità, l’attenzione che porta a ogni cosa che lo circonda. Il richiamo della fede, certo, che si trova in quasi tutti i suoi versi, ma anche la capacità di raccontare emozioni che appartengono alla sfera più intima. A dimostrarlo una poesia che fa parte del volume che raccoglie tutte le opere che hanno partecipato alla 45ª edizione del Premio San Valentino, con una antologia di poesie racconti e saggi. Si intitola “Nel lento tepore”. Merita di essere riportata: «Nel lento/ tepore del giorno,/ sento un tono di voce/ farsi canto./ La sera è silenzio/ e pace tra le ombre./ Mia madre/ china al tramonto,/cattura fasci di luce/ e grappoli di memorie». Una immagine talmente bella, questa della memoria contenuta in grappoli, che ha dato il titolo all’antologia del citato Premio. Ed anche di questo, come dei premi ricevuti quando ha partecipato a concorsi di poesia, parla come un riconoscimento che lo ha certamente inorgoglito. Ma non sono i riconoscimenti e premi che va cercando: «Quando scrivo versi trovo me stesso e sento di essere più vicino a Dio e alla sua grandezza».
Gino Di Tizio