Gambizzato nella sparatoria lascia il San Pio

San Salvo, Faslia dimesso dall’ospedale dopo 12 giorni: è ai domiciliari in una struttura di Pescara
VASTO. È stato dimesso dall’ospedale San Pio e trasferito in una struttura di Pescara, Fasli Faslia, 32 anni, il disoccupato albanese gambizzato dodici giorni fa nel corso di una sparatoria all’esterno del bar Evelin di San Salvo. L’uomo, che non ha ancora fornito ai giudici la propria versione dei fatti e si è avvalso della facoltà di non rispondere, è agli arresti e quindi piantonato. La struttura in cui è stato accompagnato non è stata resa nota.
L’uomo, sottoposto a un intervento chirurgico per l’estrazione dei proiettili, deve ancora concludere il ciclo di cure e terapie. Appena possibile i giudici proveranno ad ascoltarlo di nuovo. Quello che i magistrati intendono appurare è il motivo che ha spinto Fasli Faslia la sera del 12 aprile a raggiungere il bar Evelin armato di una pistola calibro 9. Al suo arrivo i “rivali” hanno esploso contro di lui altri colpi e tre lo hanno raggiunto alle gambe.
Oltre a Faslia Fasli la sparatoria ha portato in carcere l’imprenditore Clirim Tafili, 46 anni, il fratello Elvin, 40, e Lulzim Bimi, 28 anni. Secondo i carabinieri sarebbe stato quest’ultimo a sparare contro Faslia. «Non sappiamo chi ha sparato, di certo non è stato Clirim Tafili ma neppure Elvin Tafili», assicurano i difensori degli accusati, gli avvocati Alessandro Orlando, Giovanni Cerella e Antonello Cerella. «I due fratelli hanno pensato a mettere al sicuro i bambini che erano con loro per assistere alla partita di Champions della Juventus».
I legali, che hanno chiesto ai giudici del tribunale del Riesame la remissione in libertà dei propri assistiti sostenendo lo stato di necessità di fronteggiare il rivale per tenerlo lontano dai familiari, hanno presentato una nuova richiesta di scarcerazione anche al gip del tribunale di Vasto. Alla richiesta gli avvocati Cerella e Orlando hanno allegato nuovo materiale probatorio che scagionerebbe i Tafili e Bimi.
Nel frattempo il silenzio di Faslia spinge i carabinieri a proseguire le indagini in corso ormai da due settimane. I militari continuano a scavare nella vita dei protagonisti della drammatica sparatoria cercando di scoprire il motivo che ha armato la mano di Faslia Fasli e lo ha condotto davanti al bar Evelin pur sapendo di dover affrontare da solo un'intera famiglia. (p.c.)
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