Gettò la moglie da un viadotto, 75enne a processo per omicidio Angelo Bernardone lanciò Maria Rita Conese, 72 anni, dal ponte sul fiume Osento il 26 dicembre 2021 L’uomo è in libertà dallo scorso 20 gennaio. I figli parte civile nell’udienza in Corte d’assise a Lanciano

17 Febbraio 2023

CASALBORDINO. Il gup del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale, ha rinviato ieri a giudizio per l'omicidio della moglie Maria Rita Conese, 72 anni, di Casalbordino, il marito, Angelo Bernardone, 75...

CASALBORDINO. Il gup del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale, ha rinviato ieri a giudizio per l'omicidio della moglie Maria Rita Conese, 72 anni, di Casalbordino, il marito, Angelo Bernardone, 75 anni. Il processo si terrà il 26 maggio davanti ai giudici della Corte d'assise di Lanciano. Respinta la richiesta del giudizio abbreviato. L'anziano il 26 dicembre del 2021 uccise la donna gettandola giù dal ponte dell’Osento nel giorno di Santo Stefano dopo aver trascorso le feste di Natale in famiglia. Dopo il fatto Bernardone raggiunse la caserma dei carabinieri e confessò l'omicidio. Fu lui stesso a portare i militari sul luogo del delitto. Una confessione che ha reso inevitabile il rinvio a giudizio.
Da subito si è però giustificato dicendo che non pensava che il ponte fosse così alto. Ieri mattina lo ha ripetuto al suo difensore, l'avvocato Vincenzo Cocchino. «La presenza degli alberi che coprivano il fondo del baratro lo hanno ingannato», ha confermato il legale.
Angelo Bernerdone dal 20 gennaio scorso ha lasciato il carcere di Teramo ed è tornato in libertà. Non può lasciare l'Italia né soggiornare a Casalbordino o in provincia di Chieti. Il 75enne è in un piccolo centro del Molise in attesa del processo. Ieri mattina nell'aula del tribunale di Vasto ha rivisto i figli. Questi ultimi lo hanno perdonato, ma, a sorpresa, l'avvocato Giampaolo Di Marco ha presentato per loro la costituzione di parte civile. Un passaggio che molti non si aspettavano. Il perdono dei figli lo aveva aiutato moltissimo e anche ieri gli sono stati vicini.
Chi lo conosce assicura che la vicenda lo ha molto provato. Bernardone era molto legato alla moglie. In carcere è stato seguito a lungo da uno psichiatra. L’uomo, nel prendere coscienza del gesto compiuto, è sprofondato in uno stato di profonda malinconia.
Dal giorno dell'omicidio continua a ripetere di avere agito d'impulso, senza riflettere. Avrebbe spinto la moglie in un momento di buio pensando che si risolvesse tutto con una caduta da un’altezza di un paio di metri.
Non pensava che in quel punto il ponte fosse alto più di dieci metri. Fondamentale durante il processo sarà la documentazione sanitaria acquisita dalla difesa dell’indagato che racconterà le condizioni di Maria Rita Conese.
Nel fascicolo difensivo sono finite anche le analisi dei farmaci che la donna assumeva e la ricostruzione di come, soprattutto nei giorni prima della tragedia, si comportasse. Pare che l’anziana negli ultimi mesi si relazionasse sempre meno e con maggiore difficoltà con i familiari. Fatto questo che procurava una grande sofferenza ad Angelo Bernardone. (p.c.)
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