Giannichi condannato adesso va in appello

7 Maggio 2022

L’omicidio di Torino di Sangro. L’assassino della moglie: «Il delitto non fu volontario, pena da ridurre»

TORINO DI SANGRO. «L’omicidio non fu volontario: Domenico Giannichi non era uscito con l’intento di uccidere la moglie. Dovevano essere concesse le attenuanti della provocazione e quelle generiche; l’imputato era incensurato e collaborò alle indagini. La sentenza va riformulata». Sono alcune delle richieste che l’avvocato Alberto Paone ha inserito nel ricorso in appello presentato per Giannichi, 71 anni di Torino di Sangro, condannato a 22 anni di reclusione dalla Corte d’assise di Lanciano per aver ammazzato a bastonate, il 29 novembre 2019, al culmine di una lite, la moglie Luisa Ciarelli, 65 anni.
Giannichi era a processo per omicidio volontario aggravato dal vincolo matrimoniale e dall’aver agito per futili motivi e con crudeltà. I giudici (presidente Massimo Canosa, a latere Maria Rosaria Boncompagni e i giudici popolari) hanno confermato l’omicidio volontario, ma hanno fatto cadere le due aggravanti dei futili motivi e della crudeltà perché hanno riconosciuto che l’uomo aveva un vizio parziale di mente. Ma, per l’avvocato, i 22 anni inflitti sono troppi e ci sarebbero le premesse per ridurre la condanna, partendo in primis dalla derubricazione del reato da omicidio volontario a preterintenzionale e di conseguenza ritenere ammissibile il rito abbreviato che porterebbe già a ridurre di un terzo la pena. «Come evidenziato dalle perizie», rileva Paone, «né le lesioni inferte con il bastone da Giannichi né la presa sul collo della moglie erano tali da poter condurre alla morte, non c’era la volontà di uccidere. Poi ci sarebbero le attenuanti da riconoscere, quelle della provocazione, ad esempio le continue minacce avanzate nel tempo da Luisa verso il marito di farlo ricoverare in istituto e le attenuanti generiche, quest’ultime chieste pure dal procuratore Di Florio perché Giannichi era incensurato, non era mai stato violento, aveva subito confessato il delitto e collaborato alle indagini». Per Paone ci sarebbero tutte le premesse per ridurre la pena che l’uomo sta scontando in una struttura psico- riabilitativa a Rosello.