Gioco d’azzardo, casi in aumento Il Comune crea un punto di aiuto 

Attivato dalle politiche sociali lo sportello diffuso che integra il lavoro già svolto dalla Asl provinciale L’assessore Amoroso: «Cresciute le scommesse on line». Fabrizio (Asl): «L’utente medio ha 50 anni»

LANCIANO. Gratta e vinci acquistati di continuo, ore passate davanti alle slot machine e soprattutto ai video di tantissimi giochi on-line che catturano sempre più adolescenti. È il gioco d’azzardo patologico, quella parte malata che strappa dal gioco il suo naturale valore di svago e lo trasforma in dipendenza. Una croce per tantissime famiglie che vedono affetti distruggersi e patrimoni dilapidarsi da membri che spesso non riconoscono di avere questo problema. Ed è qui che entrano in gioco Asl e Comune con sportelli che aiutano ad affrontare il dramma della ludopatia. In Comune ha aperto lo “Sportello diffuso” dedicato al gioco d'azzardo patologico negli uffici del Segretariato locale alle politiche sociali, rivolto a cittadini, giocatori e i loro familiari. Lo sportello è attivo ogni terzo mercoledì del mese, dalle 11 alle 13, con i professionisti del piano Gap della Asl. Uno sportello che si aggiunge a quello aperto ogni lunedì dalle 16 alle 20 nell’ospedale Renzetti.
«Lo sportello è gratuito e garantisce il pieno anonimato», spiega l’assessore alle politiche sociali Cinzia Amoroso, «e si aggiunge a quello che è in ospedale. Si tratta di un nuovo servizio pensato per offrire aiuto qualificato a quanti hanno l’ossessione del gioco. In città ci sono oltre 40 locali di cui 9 sale dedicate esclusivamente al gioco e, con la pandemia, è cresciuto enormemente il gioco d’azzardo on-line, facilmente fruibile dai giovani, dai 14 anni in su. Occorre fare prevenzione e aiutare: da qui lo sportello che abbiamo voluto alle politiche sociali e che vuole essere un punto di riferimento con personale qualificato per affrontare un problema, il gioco patologico, che non tutti riconoscono».
Una dipendenza che, ricorda l’assessore, porta queste persone a sottrarre tempo e soldi alle famiglie, al lavoro, creando un’alterazione della sfera sociale e comportamentale. «È fondamentale riconoscere il problema», spiega la Antonietta Fabrizio, responsabile servizio Serd di Lanciano, «perché chi soffre di questa patologia da gioco, non la riconosce come dipendenza; sono i familiari che invece riconoscono il problema. Finora abbiamo visto infatti che sono tantissime le persone colpite da questa forma di gioco d’azzardo patologico, ma sono pochissime quelle che seguiamo, perché non riconoscono la malattia». Ma chi bussa allo sportello? «I nostri utenti hanno in media 50 anni», riprende Fabrizio, «sono più uomini che donne e sono soprattutto le donne che spingono spesso i propri compagni a rivolgersi a noi. Il gioco è fatto nelle sale, ma nel periodo Covid c'è stata un’impennata di quello on-line che resiste ancora oggi. Chi arriva allo sportello riceve, gratuitamente, consulenza psicologica, economico-finanziaria e legale. Viene assistita anche la famiglia. Per l’utente c'è prima una diagnosi multidisciplinare: vediamo se ha altre dipendenze, droga o alcol, o altre patologie. Diamo un supporto in primis psicologico, attraverso i gruppi sia per i giocatori che per i familiari. Ci sono consulenze legali e finanziarie perché spesso queste persone si indebitano e vogliamo evitare che cadano nelle mani degli strozzini. Il nostro è un aiuto, vogliamo far tornare serenità e sorrisi nelle famiglie e nei giocatori».
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