Giorgetti: aiuti alle aziende che investono

Le parole del ministro affidate al sindaco di San Salvo: «Così eviteremo le delocalizzazioni delle ditte»
SAN SALVO. Finanziamenti per le aziende disposte a fare nuovi investimenti. È quanto annunciato dal ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti nel corso della sua visita in Abruzzo. Rivolto ai politici e agli imprenditori che gli chiedevano un intervento, Giorgetti ha assicurato che il governo sarà accanto alle imprese. «Il ministro», riferisce il sindaco di San Salvo Tiziana Magnacca, che ha raggiunto Giorgetti a Roseto per parlargli della crisi della Pilkington e della Denso, «ha spiegato che il governo interverrà con finanziamenti per chi farà nuovi investimenti. Il governo ci sarà per quelle aziende che vogliono davvero riconvertire le produzioni alle nuove esigenze di mercato. Finanziamenti cospicui», rimarca Magnacca, «che possono arrivare fino alla metà del valore degli investimenti purché ci sia chiara volontà di restare in Italia e di continuare a produrre». Una notizia che fa sperare per il futuro dei due colossi di Piana Sant’Angelo.
Il messaggio di Giorgetti è uno stop alle delocalizzazioni. «Credo», riflette il sindaco, «che il tema sia attuale più che mai. Un chiarimento per quelle aziende a cui non interessa alcun sostegno dello Stato, ma che intendono semplicemente delocalizzare. E questo è ancor più grave se accade nel mercato dell’Automotive su cui si regge l’economia della nostra provincia e su cui si basa buona parte del Pil delle esportazioni abruzzesi. Oltre 26mila posti di lavoro fra San Salvo e la Val di Sangro sono occupati nell’Automotive. Il crollo di questo mercato e le decisioni delle multinazionali di delocalizzare o peggio di mettere in competizione, come Stellantis, le aziende che hanno sede in Italia con quelle di Paesi che hanno condizioni di produzioni molto diverse da noi, possono determinare impoverimento dei livelli occupazionali che per noi sono fondamentali. Compito di noi sindaci e della politica in generale», conclude Magnacca, «è non solo evitare quanto più possibile la perdita di posti di lavoro, ma programmare e valutare anche come poter compensare gli esuberi che sono conseguenza dei processi di automazione e di riconversione verso i motori elettrici. L’arrivo dei motori elettrici determinerà comunque una modifica all’organizzazione produttiva e l’esigenza di una minore quantità di forza lavoro: dobbiamo lottare ora per non dolerci in futuro».

