«Giorni di inferno per mano dei piromani»

3 Agosto 2021

Rocca San Giovanni, Fossacesia e Val di Sangro, la denuncia dei sindaci al prefetto: ci servono aiuti

ROCCA SAN GIOVANNI. All’indomani dell’inferno di fuoco e fiamme che ha investito Costa dei trabocchi e Val di Sangro, inizia la conta dei danni. Ingenti soprattutto dal punto di vista ambientale. I sindaci, che a Fossacesia incontrano il prefetto Armando Forgione, chiedono alla Regione lo stato d’emergenza. Prima, però, un’altra notte di paura, con focolai che si sono riaccesi anche lato mare a Vallevò, a Rocca San Giovanni. Dopo la mezzanotte il fuoco è ripartito, con un boato, in mezzo a un canneto vicino al ristorante Punta Vallevò, messo in salvo da proprietari e volontari. Ieri per tutto il giorno elicotteri e Canadair hanno fatto la spola per buttare acqua sulle braci fumanti della Pinetina e di altre zone di Rocca. Del polmone verde a picco sul mare si è salvata solo la parte nord, quella bonificata dai volontari domenica, prima che alle 14.30 si scatenasse l’inferno per mano dell’uomo. Quattro i punti di innesco chiari individuati finora. Ci sarebbe anche un sospetto, notato in auto nella zona, ma i carabinieri di Ortona non si sbilanciano.
Nella notte incendio appiccato anche a Santa Maria Imbaro. «In contrada Fattore due ragazzi hanno visto un’auto bianca fermarsi e una mano lanciare qualcosa», racconta senza voce il sindaco Maria Giulia Di Nunzio, «subito dopo è partito il fuoco, che ha lambito le abitazioni». Ieri mattina alcuni focolai sono ripartiti anche a Fossacesia, dietro il Baya Verde. «Bastava poco e le fiamme sarebbero passate alla Via Verde», dice il sindaco Enrico Di Giuseppantonio, «dove ci sono canne e vegetazione non tagliata, mettendo a rischio le case della Marina». Danni a 6 palme e una trentina di lettini al Supporter beach, che per tutta la notte ha fornito acqua per ricaricare le autobotti dei vigili del fuoco.
Dal colle di Castello di Sette alla costa sono 10 chilometri di canne e arbusti bruciati lungo la Fondovalle Sangro. Ne hanno fatto le spese anche alcune aziende, come la Europet, a Paglieta, che stima circa 100mila euro di danni. Alla Trigano Van il fuoco ha fatto danni solo all’esterno. La lingua di fiamme ha proseguito verso il distributore Thomas e il casello di Val di Sangro. «In autostrada era il panico», continua il sindaco di Fossacesia, «ringrazio Mario Di Biase che era pronto a rompere la recinzione dell’azienda per far defluire la gente. Abbiamo poi dato assistenza alle persone bloccate per ore in stazione. Servono pene più rigorose e severe per chi appicca incendi, bisogna rafforzare le caserme dei vigili del fuoco ed esigere da enti, comuni e forze dell’ordine, il controllo sullo sfascio delle erbe». «Il mio comune è il più colpito», dice il sindaco di Rocca, Gianni Di Rito, «con danni su 2 chilometri. Ho sgomberato il camping e la spiaggia della Foce, piena di gente. Nessuno si è fatto male. Ringrazio volontari e cittadini che si sono attivati con piccole autobotti in attesa dei vigili del fuoco, arrivati in ritardo perché bruciava tutto l’Abruzzo. Sicuramente il rogo è doloso». «Qual è l’interesse?», chiede il prefetto Forgione, venuto ad ascoltare la voce dei sindaci. «Sono bruciate tre riserve naturali», risponde Di Rito, «qualcosa vorrà dire». «Abbiamo scontato la sfortunata coincidenza di due giorni di incendi in tutta Italia», dice Forgione ai primi cittadini (ci sono anche Nino Di Fonso, Torino di Sangro, e il vice di Mozzagrogna, Gianni Rapino), «con la Sicilia che ha avuto bisogno di Canadair più di tutti, anche se poi sono arrivati rinforzi da Toscana, Emilia, Campania, Lazio. Le prime misure da adottare sono consorziarsi tra comuni per dirottare le risorse dove compare prima il problema; multare chi non pulisce i terreni, perché la maggior parte di quelli che ha preso fuoco erano incolti o non puliti; educare i cittadini al senso civico. E questo è compito innanzitutto di noi istituzioni».