Giovane massacrato fuori dal bar 15enne arrestato, due denunciati

23 Aprile 2022

Il minorenne, ora in un centro di accoglienza, è lo stesso che mandò in coma Giuseppe Pio D’Astolfo I tre sono indagati per lesioni personali aggravate. Il gip: atto di ingiustificata violenza per futili motivi

LANCIANO. Un 15enne di Lanciano è stato arrestato e posto in comunità per il pestaggio di un giovane davanti a un bar del centro. L'aggressione risale al 4 marzo, quando un 22enne è finito in ospedale con la mandibola fratturata, come ha già raccontato il Centro. Dopo le indagini dei carabinieri di Lanciano, scatta adesso la misura cautelare per il minorenne di etnia rom, non nuovo ad episodi di violenza. Nell'ottobre 2020, appena 13enne, scagliò il pugno che mandò in coma il giovane Giuseppe Pio D'Astolfo dietro l'ex stazione Sangritana. In concorso con il 15enne sono indagati F.D.R., 20 anni, fratello del minore, e F.P., 30 anni, tutti di Lanciano.
L'AGGRESSIONEÈ avvenuta intorno alla mezzanotte di venerdì 4 marzo in un bar della zona “calda” della movida tra Corso e Viali. A farne le spese è K.C., 22enne di origini albanesi. Come ricostruito dai militari del Nucleo operativo e radiomobile, il giovane si trovava nel locale con alcuni amici quando è stato spintonato volontariamente da uno degli indagati maggiorenni, in cerca dello scontro. K.C. ha reagito chiedendo perché lo avesse urtato e il giovane lo ha invitato ad uscire fuori per un chiarimento. Ma, appena all’esterno del locale, il 22enne è stato aggredito dal minore con due violenti pugni al volto, destro e sinistro in rapida successione. Un grosso anello ha contributo a provocare la frattura scomposta della mandibola e la rottura di alcuni denti, con conseguente indebolimento permanente dell’organo della masticazione. Accompagnato dagli amici in pronto soccorso, il giovane è stato poi trasportato d’urgenza all’ospedale di Pescara e sottoposto a intervento chirurgico maxillo-facciale con una prognosi iniziale di oltre 40 giorni.
LE MINACCEMentre il giovane era sotto i ferri, il 15enne e i due maggiorenni hanno contattato tramite Instangram i suoi amici, invitandoli a raggiungerli in un altro locale della città per discutere di quanto accaduto. Una volta giunti al posto convenuto, i due sono stati fatti salire a bordo di un’auto e trattenuti per circa 20 minuti. I tre coindagati hanno prima chiesto se il ferito intendesse denunciarli e successivamente li hanno minacciati: «Non denunciateci sennò passate tutti i guai».
LE INDAGINISono state attivate autonomamente dai carabinieri del tenente colonnello Vincenzo Orlando, venuti a conoscenza dell'episodio qualche giorno dopo. I militari hanno acquisito la documentazione in ospedale, vagliato le immagini delle telecamere vicino al locale e raccolto testimonianze inequivocabili. Tutto ciò ha permesso di accertare che i tre hanno preso parte, con azioni diverse, all’aggressione. Ora sono indagati per lesioni personali aggravate e violenza privata aggravata. Per tutti è stata inoltre proposta la misura del Daspo Willy. Il gip del tribunale per i minorenni dell’Aquila, Flavia Martinelli, ha riconosciuto «una spiccata gravità dell’azione criminosa posta in essere dal minorenne», che «nonostante la giovane età, non esita a fare ricorso ad atti di ingiustificata violenza per futili motivi» ed esprime una «forte capacità intimidatoria, coerente con contesti subculturali di tipo criminale». Il giudice ha ritenuto inoltre che «l’allontanamento del 15enne dal contesto abituale di vita consente l’avvio di un percorso educativo e risocializzante». Ora si trova in una comunità per minorenni in attesa dell’interrogatorio del 27. Già in seguito all'aggressione a D'Astolfo, però, aveva trascorso alcuni mesi in comunità. «Le vittime non si lascino intimidire e denuncino subito», è l'appello del comandante Orlando.
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