Giovani pestati con il tirapugni: ora 5 bulli rischiano il processo

22 Agosto 2024

Allo Scalo il branco ha fratturato la mandibola a un 27enne e picchiato l’amico intervenuto in soccorso Le vittime avevano chiesto agli aggressori di spostarsi dalla strada perché bloccavano il passaggio

CHIETI. Cinque bulli della movida rischiano il processo per aver pestato e rapinato con il tirapugni due ragazzi nelle vicinanze dei locali del divertimento di Chieti Scalo. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Nei guai sono finiti i diciannovenni Matteo Camillo Mammarella di Chieti (attualmente rinchiuso nel carcere di Pescara), Lorenzo Creati di Spoltore (è ai domiciliari) e Denny Romolo De Luca di Pescara (si trova all’obbligo di dimora), Luca Amoroso (20 anni) di Cepagatti e Roberto Salutari (23 anni), anche lui pescarese e con l’obbligo di dimora). Sono tutti accusati di concorso in rapina e lesioni personali pluriaggravate.
IL PESTAGGIO
La violenza, intorno alle tre di notte dello scorso 16 marzo, è esplosa in viale Benedetto Croce, nei pressi della Galleria Scalo. In base a quanto ricostruito, due amici di 27 e 23 anni erano in macchina quando hanno chiesto ai cinque ragazzi di spostarsi dalla strada, considerando che questi ultimi bloccavano il passaggio. A quel punto, infastiditi per la richiesta, quei giovani – anche impiegando un tirapugni – hanno reagito in modo inspiegabilmente rabbioso, aggredendo il ventisettenne e, subito dopo, anche l’amico intervenuto in suo soccorso.
LA RAPINA
I violenti hanno colpito il primo ragazzo con calci e pugni talmente potenti da causargli lesioni gravi, giudicate guaribile in 40 giorni, tra cui la frattura della mandibola. Lo stesso trattamento, con conseguenze meno pesanti (15 giorni di prognosi), è stato riservato al ventitreenne. Al primo giovane, durante il pestaggio, è stato sottratto anche il cellulare: da qui la contestazione della rapina. Le indagini dei carabinieri della stazione di Chieti Scalo e dei poliziotti della squadra mobile teatina hanno consentito di dare un volto ai responsabili. Il pubblico ministero ha contestato agli indagati anche l’aggravante «di avere commesso il fatto di notte in zona scarsamente illuminata e in condizioni, quindi, da ostacolare la privata difesa». I cellulari degli indagati sono stati analizzati dal consulente informatico Gianfranco Del Prete.
LA DIFESA
Gli indagati – difesi dagli avvocati Gianluca Carlone, Pierluigi De Virgiliis, Franco Perolino, Alessandro Perrucci, Federica Sampaolo e Paolo Firmino Feliciani – hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
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