Giovani ridotte in schiave del sesso Condanne dimezzate e due assolti

CHIETI. Due condanne quasi dimezzate e due assoluzioni: così la Corte d’assise d’appello dell’Aquila ha riformato parzialmente una sentenza pronunciata a Chieti nel 2018 nei confronti di quattro...
CHIETI. Due condanne quasi dimezzate e due assoluzioni: così la Corte d’assise d’appello dell’Aquila ha riformato parzialmente una sentenza pronunciata a Chieti nel 2018 nei confronti di quattro nigeriani accusati di riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione e immigrazione clandestina. I giudici di secondo grado hanno rideterminato la pena di Eric Osawemwenze, detto Tony Udo, e Augustine Ogbonmwan Efe in otto anni di reclusione e trentamila euro di multa ciascuno; Kelly Iyekekpolor, detto Ruby, e Odia Happy Nowe sono stati invece assolti perché il fatto non sussiste.
Gli episodi risalgono agli anni che vanno dal 2007 al 2010. Eric Osawemwenze, con altre persone non identificate, è accusato di aver ridotto in schiavitù una connazionale segregandola per giorni in un’abitazione di Montesilvano. Dopo averla privata del passaporto, l’ha costretta «inizialmente a prestazioni lavorative disumane, come la vendita di calzini in strada, al fine di ripagare la somma di denaro che le era stata anticipata». Tony Udo l’ha obbligata a prostituirsi per raggiungere la cifra di 55mila euro, «stanziata per l’ingresso in Italia della giovane». Nell’ipotesi in cui lei rifiutava «di aderire alle richieste di Tony», è sempre la ricostruzione del pubblico ministero, «la minacciava di buttarla dal balcone e di sottoporla a riti satanici. Contemporaneamente, la picchiava sulla testa, approfittando così della situazione di inferiorità psichica della ragazza che, vincolata dal rito woodoo, era terrorizzata da ritorsioni anche contro la sua famiglia in Nigeria».
Le stesse accuse sono scattate nei confronti di Augustine Ogbonmwan Efe, che, sempre con la complicità di altre persone, ha «ridotto e mantenuto in stato di schiavitù» tre ragazze, di cui due non identificate. Una di loro, in base alle contestazioni della procura dell’Aquila che ha coordinato le indagini, «prima di giungere in Italia è stata ricoverata per circa un anno in un centro di accoglienza a Malta anche per via di un’operazione che doveva subire».
Lì ha ricevuto una telefonate da parte di Augustine «nella quale veniva minacciata di ripercussioni sui suoi familiari in caso non si fosse prostituita al fine di ripagarlo di quanto anticipato. La ragazza è venuta a sapere, pochi giorni dopo, che la madre era stata uccisa da un nigeriano nel suo Paese d’origine». Iyekekpolor, Tony Udo e Ogbonmwan sono difesi dall’avvocato Pasquale D’Incecco, mentre Happy Nowe è assistito dall’avvocato Stefania Trozzi. Secondo la tesi difensiva, «la condizione delle persone offese è la medesima: irregolari sul territorio nazionale, destinatarie di provvedimenti di espulsione e dunque bisognose di un permesso di soggiorno, titolo che anche a seguito del loro ingresso in Italia non erano comunque riuscite a ottenere e che hanno conseguito denunciando gli imputati raccontando storie inverosimili e prive di riscontro». (g.let.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

