Giudice Carabba, addio nella chiesa gremita

24 Giugno 2022

I figli: chiedeva rigore, impegno e fatica. Il sindaco: amava la casa editrice. Padre Vincent: ha dato tanto

LANCIANO . «Quando un grande uomo muore, per anni la luce che lascia dietro di lui, giace sui sentieri degli uomini». Così Francesco Carabba ha chiuso il suo ricordo del papà, il giudice Giuseppe Carabba, scomparso mercoledì a 81 anni e del quale ieri si è celebrato il funerale nella chiesa di San Pietro. Gremita la chiesa e unanime il cordoglio della città per la perdita di Carabba, grande uomo, colto, stimato, umile e magistrato infaticabile che è stato pretore dirigente, giudice del lavoro, penale, civile e dal 1999 al 2009 presidente del tribunale di Lanciano. «In realtà», aggiunge il figlio, «papà è stato anche presidente di sezione della Corte di Cassazione e presidente aggiunto onorario della Cassazione».
Ma per i figli, Rocco e Francesco, i nipoti è stato una «guida, un supporto, ma anche un pungolo, una persona che chiedeva rigore, impegno e fatica. Un uomo che non amava orpelli e titoli». «Un uomo semplice, umile, colto e di cuore», aggiungono i dipendenti del tribunale. «Amava anche molto la casa editrice Carabba, lui che è della stessa dinastia, e i corsi musicali estivi», precisa il sindaco Filippo Paolini che nel 2009, al pensionamento, premiò Carabba per il grande lavoro svolto. «Ma venne a ritirare la targa», aggiunge il sindaco, «perché gli assicurai che eravamo solo in tre: io, lui e l’avvocato e assessore Marco Di Domenico». Un uomo schivo, riservato, ma sempre presente. «Era legatissimo alla moglie Gabriella, alla famiglia”, dice padre Vincent, «onesto, amava le cose semplici e non è mai sceso a compromessi. Era un libro aperto».
Poi nel giorno della nascita di San Giovanni padre Vincent, che porta anche il saluto di padre Lorenzo che considerava il giudice un «fratello più piccolo», ricorda che «come San Giovanni anche Carabba era uomo giusto, forte, coraggioso, che ha dato molto anche senza dirlo». (t.d.r.)
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