Giudice non decide, malata di Sla aspetta
La 40enne chiede di nominare il cognato come amministratore di sostegno ma da sei mesi il tribunale rinvia l’udienza
LANCIANO. Corre veloce il tempo di Sonia (il nome è di fantasia). La donna, 40enne e residente in un comune del Medio Sangro, da una decina d’anni è affetta da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale, le quali permettono i movimenti della muscolatura volontaria. Ha un bisogno urgente di nominare un amministratore di sostegno. Ma la legge e la burocrazia, invece di correre come il tempo di Sonia, come sarebbe auspicabile in un paese civile, lo rallentano, dilatandolo in mille cavilli burocratici e legali. Due tempi diversi che vanno in direzioni tragicamente diverse. Sonia ha fretta di vivere, di sbrigare faccende legali e commerciali che il suo corpo, diventato anche la sua prigione, non le consente più di fare e invece la burocrazia giudiziaria va lentissima, è pachidermica. La storia di Sonia ha coinvolto, cristallizzandola in sei mesi di ricorsi, audizioni e udienze, tutta la sua famiglia. Da un lato c’è la donna, costretta a letto, imprigionata nel suo corpo, che si esprime grazie al movimento degli occhi sullo schermo di un computer e a un sintetizzatore vocale, che vorrebbe che fosse suo cognato a farle da amministratore di sostegno. Dall’altro un tribunale che da sei mesi non viene a capo di una soluzione.
L’ultimo rinvio c’è stato mercoledì e prevede altre due settimane di attesa. Eppure la questione sarebbe facile: applicare la legge 6/2004 di Paolo Cendon, uno dei più grandi giuristi d’Italia, padre del riconoscimento del “danno esistenziale”, che prevede la figura dell’amministratore di sostegno (che ha lo scopo di tutelare la persona potenziandone la personalità, mentre l’interdizione e l’inabilitazione hanno lo scopo di tutelare la persona limitandone la personalità) in un iter che dovrebbe risolversi in massimo tre mesi. Sonia è perfettamente in grado di intendere e di volere. Vuole che sia suo cognato ad affiancarla nella gestione dei suoi interessi legali. Lo ha ribadito anche in un video trasmesso in aula. Lo hanno detto e scritto più volte anche i familiari coinvolti che vogliono rispettare la volontà di Sonia. Tutti credono in lei tranne, pare, il tribunale. «È come se il presidente del tribunale di Lanciano non avesse voluto riconoscere la capacità di decidere di Sonia», interviene il suo legale, «e ciò è assurdo. Si nega alle persone malate di Sla il diritto di scelta. Sonia è nel pieno possesso delle sue capacità ma il tribunale, che in tutto questo tempo non ha voluto neanche nominare un amministratore di sostegno provvisorio, si rifiuta di rispettare la sua volontà». E intanto il tempo scorre. Da un lato troppo veloce e dall’altro troppo lento.
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