Giulio Melilla gravissimo Il basket fa il tifo per lui

3 Febbraio 2016

Il campione cresciuto ad Ortona colpito da emorragia cerebrale ad Udine A 71 anni non ha perso la proverbiale grinta. Era cercato come coach da Matera

UDINE. Le speranze sono ridotte al lumicino, ma a volte in una partita di basket sei sotto di trenta punti a metà tempo e riesci a rimontare e vincere: con classe, cuore e grinta. Quella grinta che a Giulio Melilla non è mancata mai in campo e in panchina.

Ora l’ex giocatore (anche della Nazionale) e coach 71enne, che è nato a San Severo ma è cresciuto ad Ortona, dove ha cominciato a tirare le prime volte a canestro ai Salesiani e dove torna sempre, in vacanza. Lo “zingaro d’Abruzzo”, come lo chiamavano negli anni ruggenti, nei palazzetti, in Friuli da quarant’anni, sta lottando tra la vita e la morte in terapia intensiva all’ospedale di Udine.

Il verdetto è di quelli terrificanti: emorragia cerebrale, diffusa a tal punto da sconsigliare un intervento chirurgico. La colonna del basket si è sentito male in un locale del centro di Udine lunedì pomeriggio. Subito soccorso è arrivato in ospedale già in condizioni critiche. E la notizie ha cominciato a diffondersi negli ambienti del basket, dove il vulcanico ex giocatore e coach oggi è semplicemente “Giulio”. Basta il nome di battesimo.

Una vita corsa a cento all’ora quella di Melilla. Dove talento, caparbietà e voglia di vivere non sono mai mancati. Sin da quando nel 1968 l’allora ventenne giocatore di belle speranze con già un piccolo trascorso a Roma sbarcò a Udine. «Arrivò e cambiò la squadra - ricorda l’amico Nino Cescutti -. Aveva talento, ma soprattutto metteva in campo una generosità pazzesca, particolare che l’ha sempre contraddistinto. Anche nella carriera da allenatore». Cescutti sa che la situazione è grave, ma si aggrappa alla tempra dell’ex compagno di squadra. «Era un play eccezionale, ha giocato 7 anni nella Snaidero. Subito la promozione in A1, poi l’intesa perfetta con Gergati. Che tempi. Forza Giulio».

Già, forza Giulio. Tutto il mondo del basket si unisce all’appello di Cescutti e asspèetta belle notizie dalle figlie Cristina e Barbara. A Udine ma pure a Pordenone dove, dopo i due anni a Vigevano, Melilla aveva chiuso la carriera alla Postalmobil alla fine degli anni Settanta. Poi? Ha insegnato educazione fisica nelle scuole superiori udinesi, dal Copernico allo Stellini, ma prendendo subito in mano la lavagnetta: allenatore.

Schemi? Statistiche? No, prima di tutto c’erano la grinta, il carattere che tirava fuori dai giocatori. Subito campione d’Italia con la Pagnossin Treviso femminile nel 1980-1981, l’allenatore ha cominciato a girare l’Italia in panchina. Momenti d’oro? Il debutto nella stagione 1982-1983 a Rieti, poi ancora Sassari che gli è entrata nel cuore (ricambiato) a inizio anni ’90. E la magica seconda parte di stagione 1994-1995 a Udine in A2. La squadra si chiamava Goccia di Carnia, le epoche d’oro di Snaidero e Fantoni erano finite, coach Grasselli non ingranava, la squadra pareva destinata alla retrocessione. Giulio cambiò la storia di quel campionato. Orsini in regia fu fenomenale: serie clamorosa di vittorie, Carnera fortino.

Giulio Melilla ha il basket nel sangue. Ha allenato a Gemona, targata Bravimarket, in serie C a fine anni Novanta... è tornato persino in panchina alla fine della scorsa stagione con la Cbu di Terenzani. Serie D. Poche settimane e i suoi giocatori, che possono essere suoi nipoti, erano “rapiti” dal suo entusiasmo.

Allenava i bambini, i ragazzini nelle palestre e nei campetti di Udine (e d’estate Lignano). «Speriamo ce la faccia», dice in lacrime Paolo Dri del Ramandolo, la sua “casa” negli ultimi anni. Correva forte Giulio. «Mi ha cercato Matera, è ultima in A2, ma posso tornare nel grande basket», ci ha detto col solito entusiasmo, gli occhi pieni di amore per la palla a spicchi un paio di settimane fa. Forza Giulio.

@simeoli1972

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