Giunta e consiglio a costi scontati

Con le multe del Patto di stabilità l’ultima media delle indennità di sindaco e assessori è di 600 euro
CHIETI. Tirando le somme ce n’è per dire che qui il risparmio per le casse pubbliche è cosa fatta. Non che svolgano gratis il mandato ricevuto dagli elettori, però rispetto ad altre giunte comunali, sindaco e assessori si imbattono in buste paga davvero all’osso. Lo stesso discorso vale per i consiglieri comunali con i gettoni di presenza: quasi un’inezia, sempre facendo un confronto con altri enti pubblici simili e della stessa dimensione. Insomma, sicuramente Chieti è uno dei comuni capoluogo che non fa gridare allo scandalo per le indennità di carica pagate agli amministratori col denaro pubblico. Merito non solo della decurtazione del 10% scattata giusto un decennio fa con la legge finanziaria del 2006 e dell’ulteriore autosconto del 2010 - prima giunta Di Primio - ma anche per effetto del mancato rispetto del cosiddetto Patto di stabilità 2015 che ha fatto rideterminare lo scorso agosto il compenso del sindaco e dei componenti la giunta e i gettoni di presenza per la partecipazione dei consiglieri alle sedute del consiglio e delle commissioni permanenti riducendoli di un ulteriore 30%. In quest’ultimo caso sono scattate le sanzioni che hanno avuto anche effetto retroattivo dallo scorso 1° gennaio e che restaranno in vigore fino alla fine di questo mese. Il risultato? Si va, per fare l’esempio più recente di novembre, dai 1.070.00 euro netti mensili intascati dal sindaco Umberto Di Primio, ai 90 euro dell’assessore Mario Colantonio, a 0 euro di Carla Di Biase (in questo caso per effetto del secondo acconto Irpef).
Per le riunioni consiliari e delle commissioni permanenti la musica non cambia, trattandosi anche qui di gettoni di presenza decurtati per “colpa” della pessima situazione finanziaria in sui si trovano le casse dell’ente. Ovviamente più si risponde alle convocazioni di questi organismi e più si porta a casa qualcosa. I consiglieri più presenti (vedi la tabella in alto a destra riferita allo scorso ottobre) sono Franco Di Pasquale, Bruno Di Paolo, Marco Di Paolo e Diego Costantini. Anche nel loro caso le somme da liquidare sono al netto di quelle da recuperare e riferite allo scorso marzo.
«Quando nel 2010 si è insediata la giunta nel mio primo mandato», spiega il sindaco Di Primio, «gli stipendi sono stati ribassati del 10%, poi di un ulteriore 10%. Poi è arrivati il carico da 90 del Patto di stabilità. La verità è un’altra: per chi non è libero professionista anche le indennità corrisposte a sindaco e assessore sono ragionevoli ma per chi ha un lavoro non dipendente come me che sono avvocato, essere impegnato 23 ore al giorno al Comune è difficile e pesante. Ecco», sottolinea Di Primio, «ci vorrebbe un riequilibrio. Penso a sindaci e amministratori anche di piccoli comuni che hanno le mie stesse responsabilità e che dovrebbero avere una indennità più giusta così come è opportuno ribassare indennità di parlamentari e consiglieri regionali che non hanno lo stesso impegno richiesto a un sindaco o a un assessore comunale. C’è gente che per svolgere questo mandato, a conti fatti ci rimette e ha difficoltà ad arrivare a fine mese. Voglio andare contro corrente: prendo troppo poco rispetto all’impegno che metto per fare ciò che faccio. Sia chiaro: fare il sindaco non è una questione politica, è solo passione per la propria città. Ma bisogna essere nelle condizioni di fare anche altro sennò diventa drammatico».

