Gli affari opachi di Altair con il commercialista sotto processo per mafia

I rapporti tra D’Arcangelo e Zinghinì, accusato di far parte di un clan di camorra: sono indagati insieme nell’inchiesta di Bologna per associazione a delinquere
CHIETI. Gli affari di Altair D’Arcangelo, il patron del Chieti calcio plurinquisito per le sue opache operazioni imprenditoriali, si intrecciano pericolosamente con quelli di un commercialista lombardo finito sotto processo per associazione mafiosa, Giuseppe Antonio Zinghinì. Nella maxi inchiesta della procura della Repubblica di Bologna su un gruppo criminale che riciclava denaro realizzando frodi a catena, il numero uno della società sportiva neroverde è indagato con altre 17 persone, tra cui il professionista originario di Legnano, rinviato a giudizio lunedì scorso nell’inchiesta Hydra che, per dirla con le parole della pm di Milano Alessandra Cerreti, ha svelato l’esistenza di «un’associazione mafiosa alla quale aderiscono rappresentanti sul territorio lombardo che hanno deciso di mettersi insieme per fare business, autorizzati dalle “case madri” a spendere il brand criminale di Cosa nostra, della Camorra o della ’Ndrangheta».
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