Gli allarmi inascoltati prima del disastro

I report recuperati dai carabinieri svelano: «Dal 2012 al 2017 si è sfiorato l’incidente cinque volte»
CASALBORDINO. Sono stati almeno cinque gli allarmi inascoltati prima dell’esplosione che ha ucciso tre operai della Sabino di Casalbordino. È quanto emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio della procura di Vasto, che ha confermato in toto le accuse già formulate nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Gli imputati hanno «omesso interventi manutentivi per la protezione dei lavoratori», nonostante ne fosse emersa la necessità «da più fatti e documenti e dal verificarsi di incidenti». Il riferimento è ai report recuperati dai carabinieri nel computer del direttore dello stabilimento Giustiniano Tiberio. Da queste carte si evince come, prima della tragedia, siano avvenuti cinque episodi classificati dall’azienda come «quasi incidenti», ovvero fatti che, pur avendone avuto il potenziale, non hanno prodotto danni.
I campanelli d’allarme ci sono stati l’11 gennaio 2012, il 18 settembre 2013, il 5 maggio e il 6 novembre 2015 e il 26 giugno 2017. In particolare, per l’ultimo episodio, nel report è precisato: «Dovrà essere valutata una soluzione impiantistica migliorativa che elimini l’alimentazione manuale del forno da parte dell’operatore e in generale la presenza dello stesso in prossimità dell’area di carico del forno».
I vertici della Esplodenti Sabino (Gianluca, Sabino, Massimo, Gabriella e Marco Salvatore, oltre che Tiberio) sono accusati anche di aver violato norme ambientali effettuando «illecitamente, all’interno dello stabilimento, un’attività di raccolta e smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi». (g.let.)

