Gli animalisti dicono no all’uccisione d 1.700 volpi
CHIETI. Una sentenza di morte per 1.791 volpi che gravitano in una zona di ripopolamento di fagiani. Ad uso venatorio. Una sentenza inaccettabile per la Lega nazionale per la Difesa del cane che ha...
CHIETI. Una sentenza di morte per 1.791 volpi che gravitano in una zona di ripopolamento di fagiani. Ad uso venatorio. Una sentenza inaccettabile per la Lega nazionale per la Difesa del cane che ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Chieti per richiedere accertamenti su una delibera emanata dalla Provincia che ha come oggetto un piano triennale di abbattimento delle bestiole. La richiesta, ovviamente, arriva dai cacciatori, disturbati dal sovraffollamento delle volpi che, secondo le leggi della natura, si spingono nell’area di ripopolamento ma che «sottraggono» parte delle prede al fuoco delle doppiette. Una colpevolezza che, secondo la delibera provinciale, va punita con la l’uccisione di oltre 1.700 esemplari.
Tanti i dubbi della Lega per la difesa del cane sulla legittimità di questo documento che presenterebbe più di una incongruenza. Da qui la richuiesta di intervento da parte della magistratura per «fermare lo sterminio. «Nel la delibera si parla di prelevare gli animali “con metodi ecologici”» denuncia Michele Di Leva responsabile Lndc Caccia e Fauna selvatica «ma che fine faranno poi le volpi catturate? E poi per quale motivi si è affidata l’eliminazione di volpi e volpacchiotti a doppiette private invece che a figure istituzionali? Auspica un interessamento proficuo da parte dell'Autorità giudiziaria al fine di valutare contenuti equivoci e poco trasparenti che in provincia di Chieti si susseguono ormai indisturbati da tantissimi anni, delibera dopo delibera». Alla mente viene anche un altro dubbio: l’uccisione delle volpi legata al redditizio commercio delle loro pregiate pellicce. (y.f.)

