Gli annullano la multa da un milione

Imprenditore teatino ottiene giustizia dopo 14 anni, protestò in modo clamoroso portando polli in piazza San Giustino
CHIETI. Vanno annullati d'ufficio «gli avvisi di accertamento e la cartella di pagamento» (di quasi un milione) per «errore sul preposto dell'imposta»: questa la decisione finale del Garante del Contribuente dell'Abruzzo, Giuseppe Greco che, «dopo anni di sofferenza» ha fatto intravedere al protagonista di questa storia, Angelo Sulpizio, un po' di luce in fondo al tunnel che sta attraversando. Si tratta probabilmente della prima decisione assunta a livello nazionale dal Garante in favore di un contribuente che ha subito un trattamento ingiusto dalla pubblica amministrazione.
Sulpizio era un imprenditore del settore avicolo con avviatissime aziende a Villamagna e Bucchianico, insieme al padre Urbano, recentemente scomparso. Nel mercato rurale, cioè del pollame non gestito a livello industriale, aveva una consistente quota in campo nazionale, con una azienda in piena salute messa poi in crisi prima nel 2001 dalla vicenda della cosiddetta mucca pazza, che limitò anche il consumo delle carni bianche, e poi, con effetti devastanti, nel 2005 con l'influenza aviaria. La psicosi derivante dalla presenza di questa malattia fece cadere il mercato a livelli tali da non rendere più sostenibile l'impresa.
Avvenne così che nel febbraio del 2006 Angelo Sulpizio inscenò a piazza San Giustino una clamorosa protesta che all'epoca ebbe molta risonanza: nella notte allestì un pollaio davanti a palazzo d'Achille, allora sede del Comune, con un centinaio di polli. «In quella occasione - racconta oggi Angelo - consegnammo le chiavi della azienda alle istituzioni». Istituzioni rappresentate dall'allora presidente della Provincia di Chieti Tommaso Coletti a dall'assessore regionale all'agricoltura Marco Verticelli. «Ricevemmo promesse di interventi, ma non accadde nulla e alla fine fummo costretti ad uccidere e seppellire qualcosa come 120 mila polli. Procedemmo, si può capire con quale animo, io e mio padre con la ruspa a scavare un fosso e sotterrare quelle povere bestiole. Un danno valutato a circa 600 mila euro».
Nel giugno del 2008 arrivò l'ispezione della Guardia di Finanza, che si concluse con una accusa di evasione, per circa 8 milioni di euro. «Ci accusarono di aver allevato e venduto in nero tantissimi pulcini, ma non tennero conto di quel che era capitato e nemmeno che proprio in conseguenza di quegli episodi eravamo stati costretti a chiudere le nostre attività», dice ancora Angelo Sulpizio. Gravato da queste accuse, colpito da multe pesantissime per l’imprenditore iniziò un periodo di grande precarietà con ripercussioni sulla sua vita famigliare ed anche su suo stato di salute. Il primo ottobre del 2009 infine il colpo di grazia: una cartella di pagamento emessa dalla Agenzia delle Entrate per quasi un milione di euro. Qui entra in scena, «per mia fortuna» sostiene Angelo, un giovane avvocato, Gianluigi Di Tizio, che si mette a studiare la complessa vicenda, si rende conto che la famiglia Sulpizio non aveva nemmeno presentato ricorso contro la cartella, che i termini per farlo erano ormai scaduti, e decide di far ricorso alla figura del Garante del Contribuente.
E' la svolta giusta: il garante, avvocato Giuseppe Greco, ripercorre tutta la vicenda, su istanza presentata dall'avvocato Di Tizio, e verifica attraverso i documenti che sin dal 2001, quindi ben prima degli accertamenti della Finanza, la società contribuente non svolgeva più l'attività di allevamento zootecnico. Cartella quindi da annullare, per decisione del Garante, ora trasmessa alla Agenzia delle Entrate perché provveda ad eseguire il provvedimento. Prima soddisfazione per Angelo, con un solo pesante rammarico: «Peccato che mio padre se ne sia andato prima…».

