Gli studenti all’esame tra l’ansia e la festa: è la nostra liberazione

Via alle prove orali per 758 alunni frentani in mascherina L’entusiasmo dei ragazzi: «Vogliamo riprenderci il tempo»
LANCIANO. «La maturità? Una liberazione anche da questi due anni di pandemia». È iniziato ieri il secondo esame di Stato dell’era Covid anche per i 758 maturandi degli istituti lancianesi. Elaborato in mano e mascherina, i primi studenti sfilano davanti alle commissioni per sostenere la prova finale. Niente scritti, sostituiti da un colloquio di un’ora. Alessia D’Angelo, 5ªA, è la prima a diplomarsi al liceo scientifico Galilei. «È stato più semplice di quello che mi aspettavo», dice mentre familiari e amici la festeggiano, «anche se ci era capitato un elaborato di matematica molto difficile. È finito un anno stressante, in cui giorno per giorno non sapevamo se tornare in classe o rimanere a casa. Però ci siamo adattati».
Oltre alle prove scritte cancellate, la maturità in era Covid prevede un solo accompagnatore per candidato. La maggior parte sceglie gli amici o i fidanzati, mentre i genitori sono a lavoro oppure aspettano fuori da scuola i figli neodiplomati. «È stato meglio non dover fare gli scritti in questa situazione del Covid», dice Nensi Koka, 5ªE dello Scientifico, che accanto a sé ha voluto il fidanzato Lorenzo, «i professori sono stati comprensivi. È stato un anno difficile e travagliato con la didattica a distanza, però alla fine ce l’abbiamo fatta».
Pronti spumante e pasticcini per festeggiare Federico De Nobile, “scortato” dall’amico Giacomo: «Questo lungo percorso è finalmente concluso. Purtroppo la pandemia ha inciso molto. L’ultimo anno è stato molto pesante, soprattutto per via della didattica a distanza, che ha influito sulla concentrazione. Siamo arrivati a metà giugno molto stanchi». Prima di sostenere la maturità, Federico ci ha tenuto a fare la prima dose del vaccino: «Sono andato più volte al Palamasciangelo quando non era ancora aperta la vaccinazione per noi ragazzi. Anche quella è una liberazione: la consapevolezza di aver fatto già il vaccino ti fa stare tranquillo».
Il maxi orale parte da un elaborato assegnato ai ragazzi dal consiglio di classe. «L’orale è andato bene», è soddisfatto Emanuele Giallonardo (Fermi), che si è fatto accompagnare dalla sua ragazza, Costanza, «il quarto e il quinto anno in dad sono stati duri, la concentrazione non è la stessa di scuola. Ci siamo dovuti arrangiare da soli, anche se i prof ci hanno aiutato molto». Melissa Cacciavillani è la prima diplomata del liceo delle scienze umane De Titta. «È stato un bel percorso», dice mentre aspetta il turno dell’amica Camilla, «duro per la questione della dad e per le tante rinunce. Ora vado in vacanza e penso a studiare per l’università, vorrei diventare logopedista».
Luca Marfisi arriva con l’amico Andrea per sostenere l’esame al Fermi: «Con i voti sono andato meglio quest’anno, anche se prepararsi con la dad è stato problematico. Gli argomenti del primo trimestre mi sono rimasti più difficili». La maturità in presenza a scuola scatena le emozioni: «Non è stato un esame di maturità soltanto di didattica, ma i professori hanno pensato molto a come mi sentissi», racconta Claudia Canale (De Titta-Fermi), «c’è stato un riguardo maggiore al lato umano, a come ci sentiamo noi ragazzi, perché ci ha cambiato tantissimo il fatto di non poter uscire nel periodo più bello della nostra vita». «Per via del Covid ci è mancato venire a scuola, fare laboratorio, stare insieme», dice Francesco Giuseppe Saltarella del Da Vinci-De Giorgio, «ma abbiamo tirato avanti. Questa estate voglio divertirmi ma nel rispetto delle norme anti-Covid, perché non voglio più stare a casa». «Quest’ultimo anno è stato un tornado di emozioni», aggiunge Lorenzo Taglieri Sclocchi (Da Vinci), «un po’ demoralizzati, un po’ contenti per lo sprint finale. Più di tutto mi è mancata la presenza in classe e l’ambiente scolastico in sé. Nonostante l’esame sia più semplice, mi sarebbe piaciuto di più terminare il percorso insieme ad insegnanti e compagni». E c’è chi pensa a cosa fare dopo: «L’esame è stata una liberazione da questi due anni e da tutto il percorso formativo», dice Lorenzo Crognale (elettrotecnica al Da Vinci-De Giorgio), «adesso mi godo le vacanze e poi vorrei continuare a studiare per diventare elettricista».

