Gole chiuse per i massi appello sulla riapertura

12 Gennaio 2020

Fara San Martino. Iniziative e idee nel convegno del gruppo consiliare L’Aquilone «Riportiamo il turismo con la segnaletica sui rischi e dando attrezzatura protettiva»

FARA SAN MARTINO. Cartellonistica e presidi informativi sui rischi della montagna, utilizzo di attrezzatura protettiva, interdizione al transito in caso di avverse condizioni meteo, pagamento di un ticket per l’accesso. Sono alcune delle soluzioni emerse dal dibattito sulla chiusura, ormai da sei mesi, dell’accesso alle Gole e al monastero di San Martino. Una ferita aperta per la comunità farese, scossa dall’incidente dello scorso giugno costato la vita a una turista di Ravenna e penalizzata dal calo delle presenze turistiche per l’interdizione del sito storico e archeologico. L’obiettivo è iniziare la nuova stagione turistica, dalle prossime festività pasquali, con la piena disponibilità di accesso a questi luoghi.
Il convegno “Majella madre”, organizzato dal gruppo consiliare di opposizione L’Aquilone con gli enti interessati, si apre col ricordo di Sandra Zanchini, la 56enne colpita alla testa, il 22 giugno 2019, da un masso che si è staccato da uno sperone di roccia lungo il sentiero per le Gole. La donna, in vacanza in Abruzzo con altri 19 turisti ravennati, è deceduta dieci giorni dopo in ospedale. «Per la nostra comunità è stato un momento spartiacque, l’inizio di un percorso difficile», dice il consigliere di opposizione Gianni Aruffo, «ma Sandra era venuta a Fara perché aveva voglia di vedere quel luogo. Dobbiamo ripartire da questa volontà, per tornare ad offrire le bellezze di questo territorio a tanti altri visitatori». L’assessore regionale Mauro Febbo sottolinea «l’importanza del turismo montano in Abruzzo. Non si può non investire sul percorso Roccascalegna-Fara-Palena». «La chiusura delle Gole, contestuale a quella delle Grotte del Cavallone, ha annientato il turismo sportivo e culturale della zona», evidenzia Antonio Tavani, imprenditore e capogruppo dell’Aquilone, «ma questa è una non decisione. Bisogna avere il coraggio di ripristinare l’accesso alle Gole, impegnandosi ad aumentare la consapevolezza dei visitatori sulla natura dei luoghi. Un presidio del Parco nella valle non è più differibile. Il Comune non può essere lasciato solo, il Parco deve diventare parte attiva nella gestione del territorio».
Il giornalista Stefano Ardito, esperto di montagna, racconta di crolli sulle Alpi «che non sono mai sfociati in chiusure. Bisogna affrontare le situazioni pericolose con strumenti diversi dai divieti, che uccidono l’economia locale e mandano altrove chi ama la montagna». Ma il sindaco Carlo De Vitis, ripercorrendo gli accadimenti degli ultimi mesi, ribadisce l’opportunità di vietare il passaggio «in un tratto di sentiero con un fronte di frana aperto da 10 anni. Con i soldi stanziati per il 2017 dalla Regione crediamo che già a primavera si possano eseguire i lavori, ma è necessario un monitoraggio continuo. Servono fondi, non somme impossibili», dice rivolto agli esponenti regionali, «ci stiamo muovendo per presentare un piano per l’accesso il più possibile in sicurezza alle Gole».
«Quello di cui parliamo è un problema di portata non locale ma sovranazionale», sottolinea il geologo Pasqualino D’Angelo, «da qui si deve partire per arrivare a una soluzione. Sarà indispensabile predisporre un piano di controllo e ispezione periodico sulle pareti per verificare la presenza di massi potenzialmente propensi al distacco e intervenire con urgenza. Si può limitare con cartellonistica e recinzione l’accesso ai percorsi sotto le pareti più vulnerabili e imporre il transito nei tratti pericolosi con i caschetti. E predisporre il pagamento di una piccola cifra per l’ingresso».
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