Gran finale con Puccini e Menotti

Il Marrucino chiude la stagione lirica: venerdì e domenica in scena “Gianni Schicchi” e “Il telefono”
CHIETI. Il Marrucino ci riprova tentando di eguagliare con il terzo appuntamento della Stagione lirica il successo conquistato con Aida e Barbiere di Siviglia.
L’appuntamento è per venerdì 5 dicembre a partire dalle 20,30 con due camei della «musica colta»: Gianni Schicchi di Giacomo Puccini e l’opera moderna, Il telefono composta nel 1947 da Gian Carlo Menotti, compositore italo-americano nato nel 1911 a Cadegliano in provincia di Varese. Entrambi gli spettacoli verranno riproposti nella serata di domenica 7 dicembre con inizio però alle 17,30. «Una scelta quella del terzo appuntamento con la lirica al Marrucino molto ragionata» esordisce l’onorevole Fabrizio Di Stefano, consigliere comunale delegato al Teatro lirico d’Abruzzo «l’opera che verrà proposta non è molto conosciuta, ma si tratta di un prodotto di nicchia molto apprezzato dagli intenditori». Massimo Magri, direttore del Conservatorio di musica d’Annunzio di Pescara, ha sottolineato l’importanza di questo terzo appuntamento che consacra il rapporto di collaborazione tra Marrucino e conservatorio. «Il cast di Gianni Schicchi» rivela «è interamente composto da valenti cantanti lirici, tutti ex allievi del Conservatorio d’Annunzio». Anche Gabriele Bonolis, maestro concertatore e direttore d’orchestra punta su questo aspetto. «È un’operazione che esula dallo “star system” e che dà l'occasione a giovani che hanno studiato in Abruzzo di debuttare con un'opera di rilievo, quale è il “Gianni Schicchi”». Per il maestro, noto per le sue performance a livello internazionale e per le collaborazioni con personaggi del calibro di Ennio Morricone, Hans Werner Henze e Roman Vlad, il “Gianni Scicchi” «è un distillato purissimo di conoscenza del teatro musicale da parte di Puccini». Venerdì sera le due opere si alterneranno, la prima ad andare inscena sarà "Il Telefono" i cui due interpreti sono stati scelti dalla direzione artistica in ambito nazionale. Una storia «moderna» dove i due protagonisti (siamo negli anni ’40) riescono a comunicare solo attraverso la rivoluzionaria invenzione del telefono. “Gianni Schicchi”, invece, è un nobiluomo fiorentino chiamato a risolvere un problema legato a una grossa eredità.
La regia di entrambe le opere è di Ferenc Anger, direttore artistico del Teatro dell'Opera di Budapest.

