Grandi fabbriche nell’incertezza I sindacati: tutto l’indotto trema

Denso, a fine mese termina la proroga della cassa integrazione straordinaria: ipotesi isopensione AssoVasto: c’è incertezza. Fiom: la Regione trovi i finanziamenti. Fim: il territorio resti appetibile
VASTO. Il 31 ottobre alla Denso termina la proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs). I lavoratori e le loro famiglie sono molto preoccupati. L'auspicio di tutti è che possa esserci un ulteriore proroga da parte del ministero. I rappresentanti sindacali stanno lavorando per questo oltre che sulla gestione dell'isopensione. Per tutta la settimana e probabilmente anche la prossima, Fiom, Fim, Uilm e Fismic saranno impegnati a definire questi passaggi. Per l’isopensione la procedura telematica di certificazione a carico dell’Inps è già stata avviata. L’utilizzo dell’isopensione permetterà una gestione soft degli esuberi. Purtroppo la previsione degli ordinativi del quarto trimestre è debole e riflette sostanzialmente la situazione generale che affligge l’automotive. La crisi del settore auto preoccupa e non poco aziende come la Denso e tutto l’indotto metalmeccanico. La politica viene sollecitata a trovare soluzioni per la salvaguardia dei posti di lavoro in un settore che da tempo è punto di riferimento, benessere e crescita culturale del comprensorio. Industriali e sindacati chiedono un’azione concreta che dia risposte alle lavoratrici e ai lavoratori, delle grandi industrie e di tutto l’indotto, che in questi anni hanno sempre dimostrato forte senso di responsabilità e sacrificio. Provvedimenti che in maniera risolutiva affrontino un problema che potrebbe avere gravi ricadute occupazionali su tutto il territorio.
«C’è grande preoccupazione per il nostro indotto», conferma il direttore di AssoVasto, Giuseppe La Rana, «stretto in una morsa di incertezza fra problematiche locali e quelle che arrivano dai territori vicini. Da una parte l’infinito ritorno della querelle che assorbe l’automotive in Val di Sangro, dall’altro Termoli». Per questo i sindacati invocano azioni urgenti e non escludono mobilitazioni. «Siamo molto preoccupati», afferma Alfredo Fegatelli, segretario Fiom, «le soluzioni vanno trovate coinvolgendo la Regione che deve trovare forme di finanziamento che consentano alle aziende dell’indotto di riconvertirsi su nuove tecnologie e di avviare processi di diversificazione di prodotti e clienti».
La transizione dovrebbe andare in porto in modo sostenibile per Marco Laviano, segretario Fim-Cisl: «La catena di fornitura dell'indotto arriva da Denso e Pilkington. L'Italia con il perdurare della crisi può perdere certezze. Grossi investitori non si vedono. I sindacati in maniera unitaria, se le condizioni dovessero rimanere queste, si coordineranno per una mobilitazione nazionale. Il governo deve garantire progetti socialmente sostenibili. Alle industrie va chiesto di mantenere alte le produzioni e garantire che il territorio resti appetibile. Servono dedicati, fondi per la transizione, supporti per garantire l'occupazione. Vanno riviste le scelte economiche del parlamento europeo», conclude Laviano .

