Grasso avverte i giovani: «La mafia non è distrutta»

30 Novembre 2021

L’ex magistrato risponde alle domande degli studenti dell’Acciaiuoli-Einaudi Il monito sui fondi europei: «Bisogna fare attenzione, si controllino i flussi»

ORTONA . Gli aneddoti del suo impegno nella lotta alla mafia, la commozione nel ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il monito agli studenti che hanno gremito la platea del teatro Francesco Paolo Tosti di Ortona per ascoltare l’ex magistrato ed ex presidente del Senato Pietro Grasso. Quest’ultimo ieri mattina ha incontrato i ragazzi del quarto e quinto anno dell’Istituto di istruzione superiore “Acciaiuoli-Einaudi” guidato dalla dirigente Angela Potenza, che ha fortemente voluto l’evento. Tutto è nato lo scorso anno didattico con l’obbligatorietà dell’insegnamento dell’educazione civica in ogni ordine e grado, che si sposa con il desiderio della preside di condividere e attuare insieme agli studenti e ai docenti un percorso di crescita e consapevolezza nella legalità.
Quello di ieri è stato il primo incontro di Grasso - per anni procuratore nazionale antimafia - in presenza dopo il lockdown. E lui stesso ha ricordato come l’ultimo prima dell’emergenza sanitaria fu proprio ad Ortona. Poi arrivò la pandemia, il difficile periodo durante il quale è nato il suo libro “Paolo Borsellino parla ai ragazzi”. Partendo da questo spunto si è concesso alle domande degli studenti che, su uno dei palchetti del teatro, hanno esposto lo striscione con il messaggio «chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». Grasso ha sottolineato come i mafiosi pensino di «ottenere il loro risultato con l’intimidazione e la paura». In tal senso gli incarichi che ha accettato hanno stravolto inevitabilmente la sua vita: «Non si può fare un lavoro come il mio senza un coinvolgimento diretto dei familiari», ha detto l’ex procuratore nazionale antimafia. «Parecchi episodi hanno influenzato la mia vita, fin da quando il presidente del tribunale di Palermo mi propose di essere giudice a latere nel maxi processo a Cosa Nostra». Il ricordo delle stragi, gli amici e colleghi uccisi dalla mafia sono una ferita ancora aperta: «Ho avuto un po’ la sindrome del sopravvissuto», ha raccontato, «quasi come se vivere fosse una colpa, dato che chi mi stava intorno è stato ucciso». Una vita, la sua, «costellata da coincidenze»: doveva essere con Falcone, ad esempio, quando è avvenuta la strage di Capaci. Solo una casualità ha voluto che quel tragico 23 maggio 1992 non rimase coinvolto nell’attentato. «Immaginate solo cosa abbia potuto provare quando è arrivata la notizia», ha ammesso.
Ma oggi la mafia è cambiata? «Non è più la stessa e non è nemmeno completamente distrutta», ha aggiunto Grasso, lanciando anche un avvertimento. «Ci aspettiamo fondi dall’Europa ed ora bisogna prestare attenzione. Vanno controllati i flussi e verificati dove vanno a finire le risorse, affinché gli aiuti contribuiscano concretamente a risollevare l’economia locale».
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