Green pass, i ristoratori in attesa: ma non possiamo fare i controlli

I titolari dei locali si dividono tra favorevoli all’obbligo della certificazione vaccinale e contrari Santarelli: noi applichiamo le regole anti-contagio, il resto tocca agli altri. Di Pasquale: basta chiusure
CHIETI. Per qualcuno è uno spauracchio, per altri il male minore. Ristoratori teatini col fiato sospeso sul green pass, la certificazione Covid che potrebbe anche servire per entrare nei ristoranti. Se ne discute a livello nazionale, ma le ricadute sul settore della ristorazione potrebbero essere pesanti.
I CONTRARI Nettamente contrario è Giovanni Santarelli della Taverna Teate di via Salomone: «Noi siamo ristoratori non controllori né censori. Questa è un’attività che spetta agli organi preposti e alle autorità. Applichiamo strettamente le regole anti-contagio, all’interno rispettiamo tutte le distanze possibili e immaginabili. Siamo finalmente ripartiti bene, ora speriamo non ci diano questo ulteriore stop». Poi, Santarelli parla di Chieti: «Se la città offrisse più attrattive, potremo andare ancora meglio. Il nostro ristorante è a un passo da Porta Pescara dove c’è un ipogeo che è nato chiuso. Chieti ha grandissime potenzialità, sebbene poco sfruttate. Eppure i turisti arrivano lo stesso». Tra i contrari anche Raffaella Giampietro che ha appena festeggiato i 60 anni di attività del ristorante Nino, in via Principessa di Piemonte: «Penso che non è in questo modo in cui si risolve il problema: se non si mette obbligatoriamente il vaccino non credo serva il green pass per entrare nei ristoranti». Anche Salvatore Coppola, del ristorante Partenope in via dei Volsci, pensa che per i ristoratori il certificato anti-Covid causerebbe soprattutto problemi: «Sarebbe molto complicato, mica possiamo mettere una persona a controllare la clientela?», dice.
I FAVOREVOLI Emiliano Di Ciano, proprietario della pizzeria di via Marco Vezio Marcello, che ha appena vinto il Premio eccellenze di casa nostra (unica pizzeria di Chieti e provincia ad averlo ottenuto) pensa che la certificazione Covid «può essere un giusto modo per invogliare a vaccinare, non coinvolge solo i ristoranti ma tante altre attività, e quindi alla fine, vuoi o non vuoi, devi vaccinarti. Sono contrario a una vaccinazione obbligatoria, ma credo sia giusto vaccinarsi e stimolare in qualche modo la vaccinazione. L’estate non sta andando male, speriamo che non torni l’incubo del virus». Favorevole anche Katia Di Pasquale del ristorante L’altro pianeta in strada della Pace: «Se è l’alternativa alla chiusura, è la cosa più intelligente da fare», dice, «forse con il green pass arriverà qualche cliente in meno, ma meglio pochi che nulla. Per noi è importante la continuità del lavoro. Ci siamo ripresi bene, stiamo lavorando tanto, siamo stanchi e felici. C’è tanta voglia di tornare al ristorante». Matteo Di Nicola del ristorante Hanzo Nikkei, alla Colonnetta, pensa che il green pass «sarebbe un’ottima iniziativa per cercare di arginare i contagi, anche se è l’ennesima limitazione nei confronti di un settore che è stato molto flagellato. Se comunque può servire a respingere una nuova ondata, siamo pronti all’ennesimo sacrificio».
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