Guardia medica nel caos: niente visite ambulatoriali

L’attività resta sospesa: garantite solo urgenze e prestazioni non rinviabili La rabbia dei pazienti. I medici si difendono: «Manca l’accordo per il servizio»
CHIETI . La guardia medica di Chieti è al collasso. Da circa tre mesi, nella sede della continuità assistenziale, ubicata all’ospedale vecchio, l’attività ambulatoriale è sospesa: i medici di guardia assicurano solo prestazioni non differibili, ovvero che non possono essere rinviate al medico di famiglia, come previsto dal loro Accordo collettivo nazionale e dall’Accordo integrativo regionale. Da un lato esplode la protesta degli utenti che lamentano disservizi; dall’altro i medici rivendicano «gli accordi non rispettati dalla Asl». I medici, infatti, non percepiscono più l’indennità di rischio, non ricevono un compenso per l’attività ambulatoriale e lavorano in condizioni di scarsa sicurezza. Così hanno sospeso l’attività ambulatoriale che prima svolgevano in maniera spontanea e gratuita.
LE INDENNITÁ DI RISCHIO. A seguito di un’indagine conoscitiva dalla procura regionale della Corte dei conti sulla legittimità delle indennità pagate alle guardie mediche per il rischio a cui sono sottoposte, la Regione ha dato mandato di bloccare tale indennità e di procedere al recupero delle somme erogate negli ultimi 10 anni. Il giudice del Lavoro del Tribunale di Chieti ha dato ragione ai medici: quelle indennità pagate dalle Asl, e contestate dalla Regione, secondo la sentenza sono legittime e compatibili col contratto nazionale. La battaglia legale è ancora in corso. La Asl, condannata a pagare quanto non corrisposto a titolo di indennità di rischio, ha impugnato la sentenza davanti alla Corte d’appello dell’Aquila.
I COMPENSI. A febbraio del 2018, dopo un accordo firmato tra i sindacati e il direttore generale della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, Pasquale Flacco, l’azienda sanitaria garantiva per l’attività ambulatoriale «un compenso orario pari a 4 euro» per un periodo sperimentale di 6 mesi. Scaduto il termine, il periodo di sperimentazione non è stato prorogato. A luglio 2018, nella lettera firmata da Flacco si legge che «l’azienda è impossibilitata a dare attuazione all’accordo per mancanza di copertura finanziaria dei relativi costi». «Non solo ci hanno tolto l’indennità di rischio», dicono i medici di guardia di Chieti, «ma non ci hanno nemmeno dato i compensi per le attività ambulatoriali che ci avevano promesso con l’accordo firmato a febbraio 2018».
LA SICUREZZA. Secondo il verbale del Nas del 13 febbraio del 2018 l’ambulatorio presenta «carenze strutturali». Nello specifico, manca «il sistema di videosorveglianza», «l’inferriata alle finestre» e «la porta blindata». «Abbiamo subito furti e aggressioni», spiegano i medici. «Le telecamere non funzionano e non c’è il portiere durante i turni di guardia notturni e diurni festivi». Spuntano anche finestre rotte attraverso le quali chiunque può accedere nei locali interni.
LA PROTESTA DEGLI UTENTI. «Giorni fa mi sono recato alla guardia medica», racconta un paziente, «ma il medico presente, seppur rammaricato, non mi ha potuto fare nessun intervento perché ha detto che la struttura non risponde ai requisiti stabiliti dall’Accordo integrativo regionale per fare le visite ambulatoriali, per le quali non vengono nemmeno pagati. I medici fanno solo interventi domiciliari. È inaccettabile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

