Guardiagrele e il valore del lavoro

3 Maggio 2018

Cerimonia il Primo maggio. Il sindaco: più investimenti per creare benessere

GUARDIAGRELE. Sulle note dell’Inno di mameli si è aperta nella mattinata di martedì scorso la cerimonia del 1° Maggio che si è svolta, a partire dalle ore 11, nella villetta Neviera, davanti alla statua in pietra della Maiella, realizzata nel 2008 dall’artista italo americano Alan Pascuzzi, sotto la quale è stata depositata una corona di alloro. La manifestazione ha visto la partecipazione di diverse associazioni civili e militari con i propri labari, dei volontari della Croce Rossa Italiana e di alcuni invalidi sul lavoro.
A prendere subito la parola, è stato il sindaco Simone Dal Pozzo che ha ricordato l’articolo 1 della Costituzione italiana, dedicato al diritto al lavoro. «Purtroppo», ha sottolineato il Dal Pozzo, «nel mondo del lavoro, spesso manca la solidarietà, per questo per difendere i propri diritti, ci si affida all’aiuto del sindacato che agisce, affinché la dignità del lavoro sia salvaguardata».
Il primo cittadino, evidenziando poi che anche chi svolge una attività regolarmente retribuita, può essere un eroe nel mondo del lavoro, ha ricordato la fatica di chi è sottoposto a turni notturni e massacranti e le lotte portate avanti nel corso della storia per difendere il bene del lavoro. «Nonostante questo», ha evidenziato Dal Pozzo, «ancora oggi, troppo poco si pensa a chi è senza lavoro. A riguardo, il preciso compito delle istituzioni», ha precisato Dal Pozzo, «è quello di lavorare, affinché nel territorio ci siano investimenti in grado di creare lavoro e produrre benessere».
Il primo cittadino, ha infine evidenziato il problema della sicurezza sul lavoro, ricordando l’annosa questione delle morti bianche e degli infortuni. Al termine, i partecipanti alla manifestazione, sono stati invitati a gustare presso il ristorante “Fuori Comune”, nella vicina piazza San Francesco, il tradizionale piatto del 1° Maggio dei “Richiamati alla guardiese” creato da una ricetta dell’esperto gastronomo Gino Primavera. «Un piatto», ha spiegato Primavera, «che ha soprattutto una valenza etica, in quanto, come le più blasonate “virtù teramane” è una riunione di tutti i residui della dispensa che danno vita ad una buona minestra che ha anche il significato di opporsi all’eccessivo spreco della società contemporanea».
Giovanni Iannamico
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