Guardie mediche, truffa da 100mila euro

14 Settembre 2016

La Finanza denuncia due professionisti: risultavano in servizio a San Salvo e Celenza e sul lago di Garda negli stessi giorni

VASTO. Per quattro anni avrebbero falsificato il registro delle presenze dichiarando di essere in servizio a Celenza sul Trigno e San Salvo e, contemporaneamente, a Limone sul Garda, in provincia di Brescia. I controlli incrociati della guardia di finanza li hanno smascherati. Due medici del Vastese sono finiti nei guai. I finanzieri del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Chieti, coordinati dal colonnello Vittorio Mario Di Sciullo, li hanno incastrati al termine di una complessa indagine di polizia giudiziaria in materia di reati contro la pubblica amministrazione. L’attività è stata chiesta dalla Procura della Repubblica di Vasto.

Le fiamme gialle hanno raccolto dati e notizie nelle sedi della Asl Lanciano-Vasto-Chieti e a Brescia. I risultati hanno consentito di accertare che, dal 2009 al 2013, i due medici, in servizio come guardie mediche presso il Servizio di continuità assistenziale di Celenza sul Trigno e San Salvo, hanno falsificato i registri di presenza, facendo così risultare di aver prestato servizio contemporaneamente, negli stessi giorni e nelle stesse ore, in Abruzzo e in Lombardia, nel presidio di guardia turistica della postazione di Limone sul Garda.

«Fatto impossibile a meno che i due professionisti non siano dotati del dono dell’ubiquità», annotano ironicamente le fiamme gialle. «I due sanitari, oltretutto, in base alla normativa vigente, non avrebbero comunque potuto svolgere incarichi presso entrambe le Asl per una incompatibilità prevista dalla legge», sottolinea la guardia di finanza. Agli accusati viene contestata la «redazione fraudolenta di documenti di presenza non veritieri, attraverso i quali avrebbero procurato a se stessi, e a danno delle aziende sanitarie interessate, un ingiusto vantaggio economico». L’ammontare della truffa è di circa 100mila euro.

Inevitabilmente i due professionisti sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per truffa aggravata ai danni dello Stato e false attestazioni di presenza in servizio. Oltre alle conseguenze di natura penale, i due medici potrebbero dover rispondere davanti alla Corte dei Conti della riscossione fraudolenta e quindi essere chiamati a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali è stata accertata la mancata prestazione, nonché il danno all’immagine subito dall’ente pubblico. Per il momento la guardia di finanza preferisce non fare il nome dei due medici. Presto attraverso i rispettivi legali gli accusati forniranno la loro versione dei fatti.

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