Guariti tutti i ricoverati, stop ai contagi
Da metà giugno non si registrano più casi positivi. La Procura apre un’inchiesta sul focolaio all’ospedale e sui pazienti morti
LANCIANO . Tutti guariti i lancianesi colpiti da Covid-19 che erano ricoverati negli ospedali abruzzesi e nessun contagio avvenuto da metà giugno. La città tira un sospiro di sollievo e l’amministrazione chiude anche il Coc (centro operativo comunale), legato all’emergenza sanitaria. Il sindaco Mario Pupillo però invita a non abbassare la guardia: il virus non è sparito. Mentre la città guarda con fiducia al futuro, la Procura ha aperto un’inchiesta sul focolaio di Covid scoppiato al Renzetti che ha portato a decine di pazienti, operatori sanitari, medici contagiati e persino a 13 decessi: 2 pazienti che erano in ortopedia e 11 in Medicina. Focolaio che ha dato origine a esposti di sindacati, personale, familiari di chi è deceduto dopo aver contratto il virus nel presidio che chiedono chiarezza sulla gestione Asl dell’emergenza in un ospedale che doveva essere Covid-Free, sull’uso dei dispositivi di protezione che erano introvabili, i ritardi nei tamponi.
I GUARITI. Non ci sono casi attivi in città da metà giugno e sono guariti tutti i lancianesi che erano ricoverati negli ospedali. «L’ultimo concittadino colpito da Covid guarito ha lasciato il clinicizzato di Chieti nei giorni scorsi», dice il sindaco Pupillo, «mentre chi era rimasto in quarantena ha finito l’esilio, anche se i dati sui malati curati in casa arrivano con difficoltà dalla Asl. Ad ogni modo l’emergenza è finita senza nuovi casi attivi tanto che abbiamo chiuso il Coc, aperto il 12 marzo scorso». In totale la città, finora, ha visto 89 contagiati, quasi 200 persone in quarantena e purtroppo 9 decessi. L’età media dei pazienti positivi è stata di 55 anni e mezzo con la paziente più piccola di 11 anni. C’è stata una distribuzione equa, tra i contagiati, tra uomini e donne e su tutto il territorio, centro e contrade. «Ma non bisogna abbassare la guardia», avverte il sindaco «perchè il virus circola».
L’INCHIESTA. In città il focolaio di contagio Covid è stato senza dubbio l’ospedale Renzetti. L'epidemia è scoppiata il 9 marzo dall’Ortopedia per poi continuare in Medicina, unità che ha registrato il più alto numero di contagi tra personale e pazienti (9 quelli poi deceduti) e che ha infettato Utic e Otorino-day surgery. Quattro unità operative chiuse e sanificate che però hanno scoperto i nei di un ospedale che doveva essere Covid-Free e hanno sollevato tante domande arrivate direttamente alla Procura. E un’inchiesta l’ha aperta il procuratore capo Mirvana Di Serio per capire cosa è accaduto, se ci sono responsabilità penali nel contagio e di chi sono. «È prematuro parlare ora», taglia corto il procuratore che sta ascoltando alcuni direttori delle unità operative del Renzetti, acquisendo documenti e cartelle cliniche e ricostruendo cronologicamente i fatti. Non ci sono ancora indagati, ma sotto la lente di ingrandimento ci sono i vertici Asl. Le domande a cui deve rispondere la delicata inchiesta è ad esempio «se ci sono state violazioni di carattere penale del decreto 81/2008 sulle misure in materia di sicurezza sul luogo di lavoro e la presenza di dispositivi di sicurezza», come chiesto in un esposto dal consigliere regionale Francesco Taglieri; «se ci sono stati gli ordini al personale sanitario asintomatico e venuto a contatto con pazienti Covid, di continuare a lavorare». Chiarezza sulla carenza di dispositivi di protezione e la «disorganizzazione negli ospedali» l'hanno chiesta Nursind, Fials, Nursing Up e Fsi-Usae. E poi ci sono le proteste di 51 sindaci della Provincia sui tamponi con responsi dati in ritardo anche di 20 giorni che possono aver contribuito a diffondere il virus. Infine se la morte di alcuni pazienti si poteva evitare.
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