Guerra di mafia a Bari, un arresto a Lanciano

Tra i 10 accusati di duplice tentato omicidio c’è un 25enne già rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo
LANCIANO. Tocca anche Lanciano l’inchiesta sulla guerra di mafia scoppiata a Bari per il controllo del quartiere Madonnella. Ieri mattina, la polizia di Stato ha arrestato dieci pregiudicati vicini ai clan Di Cosimo-Rafaschieri e Strisciuglio che la sera del 18 settembre 2018, nel capoluogo pugliese, tentarono di uccidere due appartenenti a un gruppo rivale. Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare c’è Francesco Gismondo, 25 anni, detto “Minchiotto”, già rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo per altri fatti. A notificargli il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sono stati i poliziotti della squadra mobile di Chieti. Gli arrestati rispondono di duplice tentato omicidio in concorso, detenzione e porto illegali di armi da fuoco, ricettazione, calunnia e danneggiamento seguito da incendio, con l’aggravante mafiosa. Secondo quanto ricostruito dalla polizia, «nell’estate del 2018, la frangia del clan Strisciuglio del quartiere San Paolo tentò di conquistare la fiorente attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere Madonnella, cercando di estromettere il clan Palermiti, da sempre dominante in quel rione. La sera del 18 settembre, gli obiettivi dell’azione di fuoco erano due pregiudicati del clan di Japigia che viaggiavano su uno scooter: il commando armato, a bordo di un’autovettura rubata e di tre motoveicoli, aprì il fuoco, incurante della presenza di ignari cittadini che passeggiavano per strada». Il passeggero dello scooter, secondo quanto accertato dalle indagini, riuscì a sottrarsi ai proiettili esplosi da un revolver Colt 38 special e da una pistola semiautomatica Cz, calibro 9 mm, mentre il conducente, colpito in più parti del corpo, dopo un delicato intervento chirurgico e una lunga degenza in ospedale, riuscì a salvarsi. Compiuto l’agguato, una delle moto utilizzate dai sicari fu data alle fiamme, sulla strada provinciale Bitonto-Palese, mentre per le altre moto, appartenenti a esponenti del clan Strisciuglio, furono presentate false denunce di furto con l’obiettivo di ostacolare le indagini. (g.let.)
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