Guidò l’azienda per 30 anni

Fondò il pastificio di Fara con Baccelli, poi creò BioAlimenta
CIVITELLA MESSER RAIMONDO. Ci teneva a rimarcare il suo secondo nome, Falco, che per lui era uno dei simboli della Majella sotto cui aveva disegnato, da semplice geometra, il primo progetto del pastificio Delverde che prese l’avvio nel 1969 insieme a soci quasi dimenticati: Levino, Tavani, Baccelli. Pietro Rotunno, classe 1942, ne divenne amministratore delegato con Michele Baccelli presidente e titolare. Per tutti era il “Direttore”, seduto dietro un’ampia scrivania e di fronte ad una enorme e luminosa vetrata da cui guardava il colle su cui si trova Civitella. L’azienda si era nel frattempo ritagliata uno spazio di tutto rispetto nel mercato mondiale della pasta, dal Nord America all’Australia, confliggendo con la De Cecco che ne limita i confini nella zona industriale farese. I rapporti fra le due aziende, anche se di dimensioni diverse, non sono mai stati idilliaci. Memorabile rimane la “guerra dell’acqua minerale”, rimasta un sogno. Con la fuoriuscita di Baccelli ci fu un breve periodo di incertezza, ma Rotunno riuscì a trovare nuovi soci e a rimanere saldamente in sella fino al 2004 quando il socio di maggioranza, il pastaio pugliese Tamma, per motivi mai chiariti, preferì vendere, ribaltando la maggioranza nel consiglio di amministrazione. Rotunno si trovò fuori e iniziò una lunga e infruttuosa battaglia -anche legale- per riprendere il controllo dell’azienda, che fu acquistata, con un intervento del tribunale di Chieti che ne dichiarò il fallimento per i debiti accumulati, dal teatino-americano Pierluigi Zappacosta, il quale a sua volta vendette tutto, anni dopo, alla multinazionale argentina Morinos. Ma Rotunno non se ne era stato con le mani in mano. Aveva già fondato un piccolo pastificio di pasta fresca, la BioAlimenta, che oggi, affidata alle cure del figlio Antonio, impiega una trentina di dipendenti. La pasta gli scorreva nelle vene, dicevano di lui. Ma aveva anche altre visioni. Nel 1996 sponsorizzò il concorso di Miss Italia, vinto da Anna Valle, e poco prima una visita di Reinhold Messner a Fara per il neonato Parco della Majella, di cui fu sempre un grande sostenitore. In lui coabitavano l’uomo d’azienda e l’appassionato della montagna. Ancora oggi la Delverde sponsorizza in parte la Marcia ecologica della Val Serviera iniziata sotto il suo interessamento, che riguardava anche la ripubblicazione di vecchi e introvabili libri, come la prima edizione del Vocabolario dell’uso abruzzese di Gennaro Finamore, risalente al 1886. Un giorno telefonò al Centro poichè un rapace era sceso nel cortile della Delverde. «È un’aquila», disse, «anche le aquile preferiscono la pasta Delverde!». Invece era un falco, come il suo secondo nome, e ne rimase un po’ deluso. Ma con i falchi, e della loro capacità di volare alto, non condivideva soltanto il nome.
Gino Melchiorre
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