«Ha fatto un macello, ora non ci pagano»
«Questo ha fatto un macello... la pratica si blocca: gli ha detto asse attrezzato a Montesilvano, ma se quello era a Chieti». Nelle intercettazioni dell’inchiesta sulla presunta truffa alle...
«Questo ha fatto un macello... la pratica si blocca: gli ha detto asse attrezzato a Montesilvano, ma se quello era a Chieti». Nelle intercettazioni dell’inchiesta sulla presunta truffa alle assicurazioni con 150 indagati si parla anche di affari a rischio: finti incidenti che potrebbero andare a monte perché gli automobilisti complici non si comportano secondo le direttive dell’organizzazione. Al telefono, quindi, si cerca di studiare una strategia per evitare che l’assicurazione non paghi. «Devi prendere subito il cid», così dice al telefono Daniele Nano, il napoletano residente a Silvi che secondo gli investigatori sarebbe uno degli organizzatori dei falsi incidenti, «devi andare là... di questa ci servono nomi e cognomi e tutto quanto… per questo si blocca la pratica». E Gianfranco Rossi, il lancianese ritenuto un altro capo, risponde: «A me lo vuoi dire… io me ne sono accorto subito. Quello invece di chiamare me». Nella telefonata intercettata dagli agenti della polizia postale si protesta per gli errori commessi dall’automobilista con il perito: «È Chieti, qua è Chieti», sbotta Nano, «ma poi la sera alle 9,05 gli ha detto all’una di giorno… ma ti rendi conto. Ha scritto una cosa per un’altra, sai com’era contento quello oggi», dice riferendosi probabilmente al perito, «ha fatto bingo quella merda, evvai, sta apposto. Lunedì parte la perizia e blocca tutto: non pagare nessuno e facciamo la causa 4 anni. Quello ha fatto bingo questa mattina per questo coglione». (p.l.)

