«Ha violentato una 15enne» Il giudice: va processato

Nei guai un ristoratore teatino di 37 anni, il pm aveva chiesto l’archiviazione La vittima: «Mi ha fatto salire a casa sua con la scusa di un bicchiere d’acqua»
CHIETI. È accusato di violenza sessuale su una ragazzina di 15 anni. A finire nei guai è un 37enne teatino, all’epoca dei fatti proprietario di un ristorante insieme alla famiglia: il giudice Andrea Di Berardino ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero disponendo l’imputazione coatta.
Gli abusi, che sarebbero successi a Chieti, si riferiscono all’estate del 2019 e sono venuti a galla quando la minorenne si è confidata con il suo allenatore di pallavolo. Quest’ultimo si è rivolto ai poliziotti della squadra mobile di Pescara ed è scattata l’inchiesta. Ascoltata in questura alla presenza di una psicologa, la ragazzina ha raccontato di aver conosciuto l’uomo in quanto proprietario di un ristorante frequentato con la sorella e il gruppo della parrocchia. Al termine di una cena, al momento di andare via, il 37enne aveva invitato le ragazze a passare per il locale qualora si fossero trovate di nuovo da quelle parti. Così, a distanza di qualche tempo, la 15enne ha scritto su Facebook al ristoratore dicendo di essere a Chieti. Lui le ha risposto di non trovarsi al locale, dandole al tempo stesso indicazioni per raggiungere la sua abitazione, nel centro storico di Chieti. L’uomo l’ha attesa sotto casa e, con la scusa di offrirle un bicchiere d’acqua, l’ha invitata a salire. Gli abusi si sarebbero verificati in camera da letto. La minore ha riferito di essersi sentita incapace di reagire di fronte a uno scenario che non aveva preso in considerazione. Dopo la violenza, lui le avrebbe inviato un messaggio per dirle che ciò che era accaduto non sarebbe mai dovuto succedere. Da quel momento, tra i due si è interrotto ogni contatto.
La 15enne ha confermato la sua versione dei fatti durante l’incidente probatorio, uno strumento processuale per cristallizzare prove, da utilizzare poi durante l’eventuale dibattimento, che l’incedere del tempo e il mutare di circostanze e persone potrebbero mettere a rischio. Dopo l’audizione protetta, la procura ha ritenuto che non ci fossero elementi per sostenere l’accusa in un processo. Ma il giudice ha detto no all’archiviazione ordinando al pm di formulare l’imputazione entro dieci giorni.
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