Hacker finisce in carcere: spiava il sistema di Terna per truccare i maxi appalti

19 Gennaio 2024

Paolo Giannetta, informatico da anni a Vasto, arrestato a Casalincontrada: comunicava a due imprenditori le offerte presentate dalle aziende concorrenti

CHIETI. Entrava abusivamente nel sistema informatico di Terna, proprietaria della rete elettrica nazionale, e comunicava in presa diretta a due fratelli imprenditori le mosse delle aziende concorrenti, consentendo ai complici di presentare l’offerta migliore per aggiudicarsi i maxi appalti. L’hacker Paolo Giannetta, 59 anni, originario di Ortanova (Foggia) ma da tempo a Vasto, è stato arrestato dalla guardia di finanza di Brescia nell’ambito di un’inchiesta che ha svelato l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d’asta. Ieri mattina Giannetta è stato catturato dalle fiamme gialle a Casalincontrada, dove ha la disponibilità di un’abitazione: ora è rinchiuso nel carcere di Vasto.
TUTTI I NOMI
In cella sono finiti anche i fratelli bresciani Sergio e Vincenzo Pompeo Bava, 54 e 59 anni, il primo amministratore di fatto della Valcart, società bergamasca che si occupa di gestione di rifiuti. Si trova invece ai domiciliari Antonio Marcone, 52 anni di Novara, funzionario Enel, responsabile dell’Unità centrale di gestione materiale di E-distribuzione: è accusato di aver ricevuto tangenti da almeno 5.000 euro al mese da Sergio Bava per fornire informazioni riservate e predisporre bandi di gara su misura per un totale di oltre 12 milioni di euro. Altre nove persone sono indagate a piede libero. E-distribuzione e Terna, società partecipate dallo Stato, risultano totalmente estranee ai fatti.
IL MECCANISMO
Sono state almeno quattro le illecite intrusioni sul sistema di Terna, finalizzate a «turbare» gare d’appalto per la vendita di rottami di parti di vecchie infrastrutture presenti su tutto il territorio nazionale. «Grazie agli accessi abusivi», scrive il giudice per le indagini preliminari di Brescia Gaia Sorrentino, «gli indagati sono riusciti ad avere contezza delle offerte presentate dai concorrenti, nonché a inoltrare l’offerta per conto di Valcart parametrata ai dati carpiti». Non solo: in un’occasione Giannetta – ricostruisce sempre il giudice – ha sferrato un “attacco ddos”, ovvero è riuscito a provocare il rallentamento del portale di Terna, «escludendo forzatamente il possibile rilancio di offerte concorrenti negli ultimi minuti disponibili». Eppure l’azienda non ha riscontrato anomalie nel sistema informatico. «Tali risultanze investigative», prosegue il giudice, «si sono rivelate di estremo rilievo, poiché confermano le abilità di Giannetta nell’accedere ai server dell’azienda, senza lasciare alcuna traccia, potendo così carpire preziose informazioni in tempo reale da mettere a disposizione di Valcart».
«ALLARME SOCIALE»
La figura di Giannetta, dunque, è definita «cruciale nella gestione degli affari dei fratelli Bava; egli è punto di riferimento per entrambi, mostrando una significativa competenza non solo in campo informatico, bensì anche in campo economico-imprenditoriale in senso lato, avendo dimostrato peculiare spregiudicatezza anche nella realizzazione di condotte illecite nel campo tributario e fiscale». Secondo il giudice, si tratta di «azioni delittuose di elevato allarme sociale»: Giannetta e i suoi complici vanno rinchiusi in carcere anche alla luce della loro capacità di «adattare i propositi criminosi al contesto concreto, alla costante ricerca di nuovi canali di illecito profitto».