«Ho pulito il giardino e mi danno la coca»

Ecco le intercettazioni dei tossicodipendenti indebitati: «Ho dilapidato 16mila euro e una macchina»
VASTO. «Ho pulito il giardino e mi danno 50 euro di coca». Così spiega in una telefonata intercettata con un amico, Gianni Monachetti, tossicodipendente di Pollutri e abituale frequentatore della casa di Vincenzo Bevilacqua e Adelaide Spinelli in via Istonia a Vasto, uno dei tre market della droga scoperti dai carabinieri nella retata che ha portato a 14 arresti. La svolta degli investigatori è arrivata sistemando un gps nella vettura dell’uomo che, per avere le sue dosi, svolgeva anche attività di supporto come autista di Bevilacqua. Dalle intercettazioni emergono viaggi a Pescara e contatti con Adelaide Spinelli, la first lady dello spaccio. Il reperimento della droga, il trasporto e la cessione erano gestiti dalla donna e dal figlio, Vincenzo Bevilacqua. L’eroina veniva chiamata «scura», la cocaina «bianca», oppure «bamba».
Un altro punto nevralgico era la casa della famiglia Di Rocco, in via Pertini a San Salvo. Spesso i rom parlavano fra loro una lingua incomprensibile, ma luoghi, orari e cifre sono inequivocabili. A San Salvo le telecamere hanno ripreso in via Pertini, residenza del clan Di Rocco, un continuo andirivieni di tossicodipendenti. E, per la droga, molti di loro si sono indebitati e, nelle conversazioni intercettate, si racconta il loro dramma: «Ho accumulato un debito di 400 euro e ho dovuto restituirne 600», dice una tossicodipendente. E ancora: «In ogni caso loro accettano tutto, olio, generi alimentari, effetti personali, televisori, pc, cellulari, monili in oro, argenteria e qualunque cosa si possa recuperare». La donna rivela, poi, di avere dilapidato 15-16mila euro, oltre a una vettura dal valore di 3mila euro. Cifre che spiegano il «bisogno» di contante e l’aumento di furti e rapine da parte dei tossici per procurarsi il denaro.
Un’altra piazza di spaccio era l’hinterland di Casalbordino. Anche qui le intercettazioni svelano una buona cerchia di clienti. La droga venduta a Casalbordino era acquistata a San Severo. Per gli investigatori, la piazza di Casalbordino sarebbe stata gestita da Mario De Blasio e Sante De Rosa (che non fanno parte dei tre nuclei rom sotto inchiesta).
Nell’ordinanza il gip Fabrizio Pasquale non esita a parlare di «gravità oggettiva e soggettiva dei fatti» che rendono necessarie le custodie cautelari. Buona parte degli arrestati è difesa dall’avvocato Raffaele Giacomucci. (p.c.)

