Honeywell, aiuti sociali in bilico

29 Aprile 2018

Cassa integrazione fino a maggio se non c’è la proroga. Appello ai parlamentari

ATESSA. Potrebbe essere in bilico l’erogazione della cassa integrazione straordinaria alla Honeywell, fabbrica dei turbo di Atessa che dal 5 marzo scorso ha interrotto per sempre le attività produttive. Una decisione presa da tempo e da molto lontano rispetto alle aspettative dello stabilimento di contrada Saletti dal momento che la casa madre, di proprietà statunitense, ha deciso di delocalizzare in Slovacchia. Dopo una vertenza dolorosa e lunghissima, durata dieci mesi, ai 420 dipendenti altamente specializzati non resta che sperare nella riconversione e nella cassa integrazione straordinaria fino a febbraio 2019 per cui si era impegnato il ministero dello Sviluppo economico. Ma qualcosa è andato storto per la concessione di questo ammortizzatore sociale tampone. La decisione infatti, visto che la Honeywell aveva esaurito tutti gli ammortizzatori sociali disponibili, doveva essere ratificata dal ministero del Lavoro, cosa che non è ancora avvenuta. Attualmente l’azienda sta erogando di tasca propria un anticipo sulla Cigs e lo farà fino al 31 maggio. Il rischio è che, se la cassa integrazione non viene confermata subito, dal 1° giugno i dipendenti non avranno più alcun paracadute economico. «Faccio appello a tutte le forze politiche in Parlamento», dice Gianni Cordisco, segretario provinciale del Pd, «agli eletti del Pd, Luciano D’Alfonso, Stefania Pezzopane e Camillo D’Alessandro, agli 11 eletti del M5S e a quelli del centrodestra: diamoci da fare per la nostra gente». Al grido di allarme si uniscono anche le rsu Honeywell che, tuttavia, precisano che al momento «c’è stata solo una richiesta di modifica della domanda di cassa da parte del ministero del Lavoro. L’azienda di contro si è già attivata per presentare quanto richiesto nei termini dovuti e si è resa disponibile ad estendere fino a fine maggio l’anticipo Cigs. Il 2 maggio segreterie provinciali dei sindacati, rsu e azienda si incontreranno per formalizzare l’accordo. Chiediamo anche noi alla politica di non abbandonarci. Senza la Cigs anche le speranze di reindustrializzazione si assottigliano».
Daria De Laurentiis
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